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L'allarme dei gondolieri: "Il centro storico è diventato un groviera"

Il presidente dell'Ente gondola Aldo Reato mette in guardia: "Basta girare in barca per accorgersene". L'assessore ai Lavori pubblici Alessandro Maggioni: "Siamo impotenti senza soldi"

Palazzi sul Canal Grande e case comuni lungo la fitta rete dei canali segnati nelle fondamenta dall'usura del tempo e dall'acqua che apre "buchi" tra i masegni: un problema non nuovo ma reso più grave dall'assenza di fondi della legge speciale per Venezia da dedicare alla manutenzione ordinaria.

 

L'ultimo allarme viene dal crollo di parte di riva Parisi a Piazzale Roma, a due passi dal ponte di Calatrava e dal cantiere di un'ala di un hotel in costruzione, per la quale il comune è corso ai ripari facendo un'indagine conoscitiva per capirne cause e gravità. Se l'assessore Alessandro Maggioni ha escluso una relazione con il cantiere sulla base di un sopralluogo effettuato dai sommozzatori, la questione dello stato di salute di riva e fondamenta è tornata al centro dello voci polemiche dei gondolieri e taxisti, quelli che di fatto passano la vita in Canal Grande e lungo i canali lagunari.

 

"Basta girare in barca per i canali - ha detto Aldo reato, presidente dei gondolieri, al 'Gazzettino' - per accorgersi subito che il centro storico è un groviera". Anche un palazzo come la Cà d'Oro mostrerebbe segni di usura.

 

Maggioni tuona contro lo Stato "avanziamo 60 milioni di euro che servono per i lavori a tutela della città e sono proprio questi soldi che permettono di fare quella che è, per Venezia, ordinaria manutenzione". "Poi manca la nuova Legge speciale - prosegue - perché non si possono contrastare le voragini quando queste si formano per una serie di concause che vanno affrontate nella loro complessità". Il riferimento va al moto ondoso, all'assenza di rete fognaria, al peso del turismo. "La situazione è sotto gli occhi di tutti - conclude - ma noi siamo impotenti, ci vuole denaro per il 'bene Venezia' che la città con il suo bilancio non ha". Un problema che, finché ci sono stati i fondi della Legge speciale, grazie al Comune, al Magistrato alle acque e a Insula, società che faceva la manutenzione dei rii acquisendo anche competenze specifiche, era in buona parte risolto riducendo il danno fino al 70%. (ANSA)

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