Domenica, 21 Luglio 2024
Cronaca Portogruaro

Morte di Andrea senza un perché: "Mai avuto un problema fisico"

Il ciclista 21enne ha perso la vita lunedì in una palestra di Portogruaro. Il suo general manager: "Continuo a chiedermi, avrei potuto fare di più?"

"Continuo a chiedermi dove ho sbagliato. Niente, ripeto niente, poteva dare segnali di preoccupazione". A parlare è Roberto Bressan, il general manager del Cycing Team Friuli, la squadra in cui il 21enne Andrea Carolo militava fino alla tragedia di lunedì sera. Quando il giovane e promettente atleta ha perso la vita dopo un collasso mentre si trovava in un idromassaggio in una palestra di Portogruaro.

Poco prima con un amico atleta era stato nella sauna della palestra, dopodiché, sempre nella stessa stanza, si era immerso nella vasca. L'amico si è assentato per prendere alcune bibite, ma al suo ritorno ha visto il ragazzo senza sensi. Un altro signore è uscito dalla sauna, capito che stava accadendo qualcosa di grave. Dopodiché i primi soccorsi sono stati praticati dallo staff della palestra, formato per questo tipo di emergenze. Massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca, con in più l'utilizzo del defibrillatore. Infine l'arrivo dei sanitari del 118, verso le 21, che si sono rivelati vani. Lasciando nella costernazione i genitori e i fratelli di Andrea Carolo, oltre ai suoi amici e compagni di squadra.

Una tragedia che per ora rimane senza un perché, finché non si sapranno i risultati dell'autopsia disposta dal magistrato di turno. "Si era allenato quattro ore nel pomeriggio - spiega Bressan - domenica ha partecipato a una gara nelle Marche ma si era dovuto ritirare per una foratura. Stava bene. L'anno scorso non ha saltato nessuna gara, fuorché una perché aveva la febbre". La visita medica per ottenere il nulla osta per l'attività agonistica Andrea l'aveva superata un mese e mezzo fa, senza alcun problema. Sempre stesso medico sportivo, un esperto del settore. Tracciati dell'elettrocardiogramma sotto sforzo senza alcuna anomalia e zero preoccupazioni.

La morte del giovane, che aveva scelto di dedicarsi anima e corpo alla bici, è stata un fulmine a ciel sereno. Una persona sorridente e soprattutto generosa, durante le gare e anche nella vita privata. Una famiglia che viveva con lui la passione per il ciclismo: il padre e lo zio nella loro trattoria avevano ospitato i più grandi campioni del pedale. In casa, del resto, tutto parla di Andrea: in un angolo i suoi integratori, poi una bici, il casco. "Lascia un vuoto incolmabile - conclude Bressan - anche in gara quando sbagliava qualcosa era difficile riprenderlo. Come fai a dire qualcosa a un angelo".  

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