Tumore asportato e torace ricostruito ad una giovane paziente: "Una speranza di vita"

Era in pericolo per le infezioni e le emorragie. Tre equipe specialistiche impegnate all'Angelo in un'operazione complessa, durata 5 ore, contro una grave forma di cancro al seno

Un lungo intervento complesso, effettuato all’Angelo in contemporanea da tre equipe specialistiche, ha restituito una speranza di vita ad una giovane donna aggredita da una grave forma tumorale. "Ci siamo trovati di fronte ad una paziente giunta da altro ospedale, colpita da una importante recidiva di tumore alla mammella", spiega il direttore della Breast Unit dell’Ulss 3 Serenissima, il dottor Guido Papaccio. "La nuova massa tumorale era tale – racconta – che il seno era gravemente invaso, e lo stesso tumore aveva intaccato la parete esterna del torace, ormai sanguinante. Erano già stati attaccati dal male anche i tessuti circostanti e le ossa, in particolare lo sterno e le costole”. La paziente non rispondeva più in alcun modo alla chemioterapia, e versava in immediato pericolo di vita per le infezioni e le emorragie che la massa tumorale poteva provocare. Una situazione disperata.

Intervento multidisciplinare di 5 ore

Il caso è stato studiato e rapidamente valutato dal gruppo multidisciplinare della Breast Unit che, esclusa la presenza di metastasi a distanza, ha dato indicazioni per un intervento immediato e congiunto, in cui hanno operato le equipe della Brest Unit, della Chirurgia toracica e della Chirurgia plastica. Nel corso di un’unica seduta, durata più di cinque ore, i chirurghi oncologici hanno per primi asportato la massa tumorale. Ha fatto seguito l’intervento degli specialisti di chirurgia toracica: “Abbiamo asportato – spiega il primario Cristiano Breda – un’ampia porzione circostante, demolendo anche lo sterno e le costole aggredite dal tumore; queste porzioni scheletriche sono state poi ricostruite con un innesto protesico composito costituito da più materiali di sintesi, assemblato su misura al tavolo operatorio”. Alle operazioni di asportazione, demolizione e ricostruzione ha fatto seguito l’intervento del chirurgo plastico: “Siamo intervenuti – spiega il primario Marco Lorenzini – per ricostituire sul petto della paziente la protezione di epidermide; l’innesto di un lembo esterno, prelevato dalla schiena della paziente, ha una finalità anche estetica ma è stato realizzato soprattutto a garanzia e a protezione della parte interessata dal male prima, e dall’operazione chirurgica poi”.

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Dimessa dopo una settimana

A sette giorni dalla complessa operazione la paziente è stata dimessa verso l’ospedale di provenienza. Secondo il direttore della Ulss 3, Giuseppe Dal Ben, "è risultata decisiva la capacita degli specialisti di affrontare insieme il caso. Questo è avvenuto sia nella presa in carico e nella valutazione, sia nella disponibilità delle diverse équipe per un intervento complesso". L’intervento effettuato all’Angelo ha strappata la paziente da una situazione di grave compromissione e di immediato pericolo di vita; la giovane donna ora può contare su una nuova aspettativa di vita (le statistiche, misurate a due anni dall’operazione, confermano che le persone operate con successo hanno almeno il 50% di possibilità di sopravvivenza), che dipenderà evidentemente dall’eventualità o meno di recidive, ma che senza l’operazione chirurgica sarebbe stata uguale a zero.

Le congratulazioni di Zaia

“Quanto avvenuto all’Angelo - commenta il governatore Luca Zaia - è esattamente ciò che sognavamo accadesse quando abbiamo programmato e realizzato le Breast Unit per dare alle donne colpite da tumore al seno un’assistenza totale, dalla diagnosi alla sperata guarigione. Solo una, o anche due delle equipe, non avrebbero potuto affrontare la situazione in tutti i suoi aspetti. In questo sta la grande intuizione delle Breast Unit: unire le forze e le competenze per il miglior risultato possibile. Così il destino di una paziente che sembrava segnato non lo è più".

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