"Mia nonna morta dopo essere caduta in casa di riposo, ora vogliamo giustizia"

L'episodio contestato è avvenuto nel gennaio 2015. Un'anziana di Quarto d'Altino si trova in una struttura specializzata del Trevigiano. I famigliari intendono chiedere un risarcimento

Cade dal letto e muore cinque giorni dopo, ma la struttura nega ogni responsabilità. L'episodio ha causato la morte di un'anziana di Quarto d'Altino il 10 gennaio 2015 in una casa di riposo del Trevigiano. V. G., 95 anni, era ospite da tempo dell'hospice della Marca: inferma ma lucida e in sé. Quella mattina però, mentre l'operatrice è intenta ad effettuare l'attività di spugnatura, la paziente, secondo lo Studio 3A, specializzato in risarcimenti danni, sarebbe caduta dal letto sbattendo il capo: un trauma cranico-facciale risultato poi fatale.

L'anziana signora, che lamenta forti dolori, è stata trasportata al pronto soccorso dell'ospedale di Treviso, dove le riscontrano tagli ed ematomi sopra l'occhio, oltre che al gomito e in altre parti del corpo, e la frattura della mascella. La sera stessa viene ricondotta in casa di riposo, ma le sue condizioni si aggravano presto: lunedì viene riportata in codice rosso al Ca' Foncello e non dà più segni di reazione, finché giovedì 15 gennaio muore per dispnea e altre complicazioni.

"I familiari, in particolare la nipote, chiedono subito spiegazioni sull'incidente al direttore della casa di riposo ed emergono alcune presunte fatali leggerezze e disattenzioni commesse durante quella spugnatura - continua in una nota Studio 3A - la banda del letto sarebbe rimasta abbassata, l'addetta che per alcuni momenti si sarebbe girata dall'altra parte perdendo di vista l'anziana e il fatto stesso che si sarebbe trovata da sola ad effettuare un'operazione che, da protocollo, richiederebbe la presenza di due operatori".

La nipote decide di fare piena luce sull'accaduto e, attraverso il consulente Diego Tiso, si rivolge a Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali. "Il parere del medico legale di parte non ha fatto che confermare le sensazioni avute a caldo anche dai sanitari del Ca' Foncello - sottolinea la nota - che cioè quella caduta sia strettamente legata e abbia accelerato il decesso dell'anziana, che prima infatti, pur nella sua infermità, stava bene. La struttura ha sin qui rifiutato ogni richiesta di risarcimento dei familiari, decidendo anche di interrompere la procedura di negoziazione assistita tra le parti che la nipote aveva accettato di avviare con un'apertura importante, pur di arrivare a una soluzione bonaria della controversia. Risultato, a questo punto l'azione giudiziale sarà inevitabile".

“Ci chiediamo davvero cosa sia necessario più di così per ammettere le proprie responsabilità – commenta il dottor Ermes Trovò, presidente di Studio 3A - Questa povera anziana era affidata alle cure di una casa di riposo i cui operatori hanno commesso una negligenza, lasciandola cadere e facendola morire: non mi si dica che il decesso sopravvenuto a cinque giorni di distanza non c'entra nulla con l'incidente. E' inaccettabile prima di tutto che una struttura medica che ha in affidamento così tanti pazienti anziani e bisognosi di assistenza possa commettere un errore così grave, ma anche il fatto che lo si voglia coprire e negare, come se nulla fosse successo, costringendo i familiari della vittima anche a una dolorosa causa. Noi però non demorderemo e andremo fino in fondo per rendere giustizia alla signora e alla sua famiglia, in sede civile ma non solo. Qui ci sono tutti gli estremi per agire anche in sede penale: chi ha sbagliato deve pagare, anche per evitare che incidenti simili possano capitare ad altri ospiti”.

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