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Appalti pilotati, quattro arresti

Operazione dei carabinieri tra Vicenza, Venezia, Livorno e Palermo: gli indagati sono accusati di avere ottenuto tangenti in cambio di concessioni di appalti

Orientavano le procedure di aggiudicazione degli appalti privati del gruppo per il quale lavoravano a favore di imprese disponibili a riconoscere una percentuale dell’importo del contratto di forniture di opere o servizi. E' di questo che sono accusate quattro persone che da martedì mattina si trovano agli arresti domiciliari e dovranno rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una pluralità di episodi di corruzione fra privati. 

Gli arresti

L'indagine, condotta dai carabinieri del nucleo investigativo di Vicenza, era cominciata lo scorso novembre 2019, dopo l’esposto presentato dal presidente della “Serenissima Ristorazione S.p.A.”, azienda che opera nel servizio di ristorazione in strutture pubbliche e private. Nell'esposto la proprietà aveva espresso dubbi sul comportamento di alcuni suoi dipendenti. L'inchiesta ha portato gli investigatori a concentrarsi, in particolare, su quattro persone, che sono state arrestate: Mattia Foffano, 44enne di martellago, responsabile area tecnica del gruppo Serenissima, Alessandro Zinato, 43enne di Dolo residente a Legnaro, addetto area tecnica, Antonino Ivan Cocheo, 36enne palerminato, responsabile area tecnica per il sud Italia e Giacomo Massimi, 47enne di Cecina, agente d'affari. 

Le accuse

Secondo le indagini dei carabinieri, a coordinare il gruppo sarebbe stato Foffano, incaricato di gestire la predisposizione dei capitolati, invitare le aziende, procedere all’apertura delle buste per una prima valutazione delle offerte da far poi visionare alla proprietà, in merito agli appalti di natura privatistica che l’azienda avviava sul territorio nazionale. Il meccanismo messo in atto - sempre stando alle accuse - prevedeva la sottoscrizione di un fittizio contratto di procacciamento d’affari con una società creata ad hoc da Foffano, intestata al padre, pensionato prestanome, da parte di alcuni dei fornitori di servizi e opere, che prevedeva una percentuale sull’importo del lavoro, da “devolvere” a questi come indebita provvigione per la segnalazione. Del gruppo facevano poi parte altri due dipendenti della Serenissima, sottoposti al capo area, i quali essendo responsabili dei cantieri riferivano al diretto superiore se i lavori erano stati o meno eseguiti e soprattutto se le “provvigioni” erano state versate. Oltre al terzetto interno all’azienda c'era, infine, un imprenditore esterno, che fungeva da procacciatore d’affari, individuando le imprese a cui affidare i lavori e quindi chiedere le “provvigioni”.

Dalle indagini dei carabinieri, il guadagno intascato dal gruppo sarebbe di oltre 300mila euro. Proprio per questo nell'eseguire le misure cautelari i carabinieri hanno sottoposto a sequestro denaro dai conti correnti per 331mila euro. E' tuttora al vaglio degli investigatori la posizione di ulteriori 45 persone, rappresentanti o titolari di impresa, tutte denunciate perchè ritenute responsabili di corrizione tra privati, come elargitori delle tangenti. 

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