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L'arresto del dissidente russo: "Non estradatelo, è come le Pussy Riot"

Petizione per chiedere di non lasciare andare Oleg Vorotnikov, arrestato nei giorni scorsi a Venezia: "Lui è un artista, non certo un criminale"

Continuano a rimanere agitate le acque in laguna dopo l'arresto di Oleg Vorotnikov, da qualche giorno in carcere a Santa Maria Maggiore perché destinatario di una richiesta d'arresto da parte della Russia. Si tratta del fondatore del collettivo artistico Voina, da una cui costola sono nate anche le Pussy Riot. Secondo i centri sociali è proprio la vicenda della band punk al femminile a instillare il dubbio sulla richiesta russa, in virtù di una condanna definitiva per aggressione.

"La situazione di Oleg è grave sotto il profilo della lesione del suo diritto di attivista e artista riconosciuto - dichiara il suo avvocato difensore dopo averlo incontrato nel penitenziario - Si chiede la carcerazione per fatti di più di tre anni fa in cui un video dimostra chiaramente che lui non ha usato violenza alla polizia ma viceversa. Si tratta di un probabile caso di estradizione che la giurisprudenza definisce 'mascherata' ovvero una richiesta di processarlo per un reato comune (resistenza a pubblico ufficiale) quando il vero senso dell'emissione di un mandato di cattura internazionale risiede nel tentativo di riportare in Russia e punire la sua militanza di opposizione politica. A livello internazionale il trattamento riservato dal governo russo ha fatto molto scalpore in casi eclatanti come le pussy riot che hanno subito una condanna a due anni di carcere per un reato che in paesi come il nostro prevede una multa e comunque mai una vicenda cautelare quale quella patita dalle attiviste molto vicine a Voina. Il nostro obbiettivo è quindi di evitare che Oleg corra un rischio simile.”

"Non è un criminale, è un attivista, un perseguitato politico (come tanti) e un artista che gode di un ampio riconoscimento internazionale - dichiara il collettivo Sale Docks - Non a caso è stato curatore associato dell'ultima Biennale di Berlino. Invitiamo la società civile a non fare calare l'attenzione intorno a questa vicenda. Abbiamo scritto e diffuso una petizione che ha raccolto in poche ore centinaia di firme da artisti e intellettuali in tutto il mondo - continuano -. Chiediamo un atto di coraggio da parte di tutte le istituzioni culturali che possono aiutare Oleg in molti modi, non ultimo quello di dare visibilità al lavoro artistico del collettivo o offrire un alloggio per lui e la sua famiglia". Tutto questo con una preoccupazione principale: evitare l'estradizione di Oleg Vorotnikov in Russia.

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