Volantini e presidio all'ospedale di Dolo. Ulss 3: «Riprende l'attività di ostetricia»

Lunedì mobilitata la Funzione Pubblica Cgil per il ripristino «immediato» dell'area materno infantile. Anche rappresentanti istituzionali e il Comitato Bruno Marcato. Polo: «Situazione esplosiva»

Ospedale di Dolo (archivio)

Lunedì mattina, 15 giugno, ingresso dell'ospedale di Dolo: dipendenti e rappresentanti sindacali della Funzione Pubblica (Fp) Cgil erano in presidio per chiedere il riavvio dell'area materno infantile. Tra le istituzioni Vania Trolese assessore del Comune di Camponogara, Luigina Stramazzo e Rita Zuin promotrici della petizione online per chiedere la riapertura del punto nascite dell'ospedale, e rappresentanti del Comitato Bruno Marcato attivi sul presidio ospedaliero. «La chiusura per emergenza Covid ha privato il territorio della Riviera del Brenta che conta 130.000 abitanti di un servizio fondamentale penalizzando donne e bambini», dichiara Marco Busato della Fp Cgil. Per l'Ulss 3: «Resta l'ospedale Covid, si sta tornando alla normalità, però. Abbiamo due blocchi di sale operatorie, ne abbiamo liberato uno e a giorni liberiamo l’altro. Lì riprenderemo l'attività di ostetricia».

Covid

Il problema, per il sindacato, è che a due mesi dal riavvio delle attività quali chirurgia, ortopedia, urologia e oculistica, è rimasta chiusa l'area materno infantile. «Non comprendiamo la scelta della direzione e non ci sono comunicazioni da parte dell'Ulss di tempistiche certe per la riapertura. Dolo resta ospedale Covid, così come previsto in caso di un ritorno dell'epidemia. Va trovato il modo per evitare la chiusura delle attività in caso di ripresa del virus in modo da non penalizzare i cittadini della Riviera. A fronte di posti letto aggiuntivi va previsto altro personale, e ci deve essere discussione con le organizzazioni sindacali», afferma Busato.

L'Ulss 3

Sulla questione è intervenuto il sindaco di Dolo, Alberto Polo, che ha chiesto un incontro al presidente Luca Zaia e all'assessore alla Sanità Manuela Lanzarin più di due mesi fa, «senza aver avuto risposta». Il primo cittadino fa sapere che ci sarebbero decine di migliaia di visite programmate in sospeso, e «c’è un territorio spaventato. Zaia incontri i sindaci per studiare anche soluzioni alternative, magari collocando l’area Covid in un contesto non promiscuo con gli altri reparti. Cittadini, medici, infermieri e personale sanitario - dice il sindaco - vanno ascoltati. L’ospedale di Dolo è il patrimonio di una comunità ampia, un servizio essenziale già troppo penalizzato. Servono investimenti economici, strutturali, di reparti, posti letto, personale e nomine». Per il direttore Ulss 3 Giuseppe Dal Ben a Dolo, al momento, è ferma solo l'area materno-infantile.

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La mobilitazione 

«Via il nucleo Covid dal monoblocco», scrive Gabriele Scaramuzza segretario regionale di Articolo Uno. «Depositeremo in consiglio regionale una mozione per chiedere la revisione immediata della deliberazione della giunta regionale del 5 maggio 2020 e il ritiro dell’atto aziendale del direttore Ulss 3, che deve essere ridiscusso con la conferenza dei sindaci e le organizzazione sindacali. L’Ulss - afferma Scaramuzza - dispone di spazi, risorse e progettualità per collocare il polo Covid fuori dal monoblocco. Crediamo sia opportuno prepararsi a una mobilitazione larga e ampia della cittadinanza». «È passato un mese. Ne sono passati due. Ma della risposta alla mia interrogazione sul futuro dell'ospedale di Dolo ancora nessuna traccia», scrive Erika Baldin consigliera regionale veneta del Movimento 5 Stelle e aggiunge, «appoggio in pieno la protesta dei sindacati e faccio mio il disagio che la comunità prova. Ai vertici della sanità veneta - conclude - si dovrebbe capir che la trasparenza è indice di forza, e non di debolezza».

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