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Laguna a rischio per le arcate del Ponte ostruite: "Canali scomparsi". Presto i lavori

Appello delle società sportive di San Giuliano: "Conseguenze evidenti soprattutto in terraferma". Sabato una mobilitazione collettiva per sensibilizzare la cittadinanza

Scambio d'acqua ai minimi storici tra la parte nord e la parte sud della laguna, letteralmente tagliata a metà dal ponte della Libertà. Che, con le arcate ormai abbondantemente interrate, sta causando grossi problemi soprattutto in terraferma. È l'appello lanciato dalle società sportive di San Giuliano, che nelle scorse settimane hanno incontrato il provveditorato interregionale alle opere pubbliche e sono riuscite a far sentire la propria voce: il presidente Roberto Linetti, infatti, avrebbe garantito l'avvio a breve di lavori di scavo e liberazione di 5 delle arcate dei ponti ferroviari e stradali. Ma la "battaglia" non è finita qua e già per sabato 13 maggio è in programma una manifestazione di sensibilizzazione.

Secondo le associazioni (Canottieri Mestre, G.S. Voga Veneta Mestre, Canoa Club Mestre, Circolo Velico Casanova e Circolo della Vela di Mestre) la mancata manutenzione dell'area della laguna antistante San Giuliano sta portando a un interramento progressivo e a una serie di modifiche pericolose per l'ambiente e l'ecosistema. "La laguna si sta interrando - spiegano - in conseguenza dei cambiamenti dei flussi di marea, alghe mai rimosse che si depositano, eccesso di torbidità causato dalla risospensione di sedimenti nel canale di Tessera e ristagno dovuto al ponte".

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"Quasi tutti gli archi del ponte della Libertà - si legge in una nota diffusa dalle società, riunite nel nome di Polo nautico Punta San Giuliano - Sono ostruiti da sedimenti, detriti e colonie di ostriche che formano una vera e propria diga, che di fatto impedisce il libero scorrimento di acqua tra la parte nord e la parte sud della laguna, provocando un preoccupante fenomeno di separazione. Anche il canale naturale che fino a pochi anni fa collegava il San Giuliano con Passo Campalto è totalmente scomparso, e la navigazione nel Sen della Seppa è sempre meno praticabile per il progressivo deposito di sedimenti riversati dall'Osellino e dai flussi di marea che non trovano più i naturali antichi percorsi".

Se le cose continuano così "si arriverà a un ristagno delle acque e quindi a un interramente di tutta la zona, con la conseguente scomparsa dell'ambiente lagunare". Per il Polo nautico è quindi "prioritario l'avvio degli interventi in corrispondenza dei canaletti che fino a pochi mesi fa hanno consentito, oltre alla navigazione delle piccole barche a remi e da diporto, il passaggio dell'acqua tra la laguna nord e la laguna sud". In questo modo, inoltre, si alleggerirebbe l'impatto delle acque che attualmente, con le escursioni di mare, si convogliano forzatamente provocando gravi danni da erosione nei canali di Cannaregio e Colombuola.

"Facciamo attività sportiva da decenni - hanno spiegato martedì - Siamo 5 società che offrono tutte le attività acquatiche, come canoa, kayak, vela. Siamo impegnati nell'offrire alla cittadinanza la possibilità di praticare sport d'acqua nel rispetto dell'ambiente e della tutela delle tradizioni". Le opere promesse dovrebbero migliorare la situazione, ma le società propongono qualcosa di più: "Si possono riutilizzare i fanghi sotto al ponte - spiega Giovanni Cecconi, fondatore del Laboratorio di Venezia per la residenza e la resilienza - per contrastare la torpidità dell'acqua creata dalle imbarcazioni delle imbarcazioni. Con il riuso dei materiali tolti dal ponte ci sarebbe un grosso risparmio".

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