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Verso la fine dei lavori: l'acqua della laguna torna a scorrere sotto il ponte della Libertà

Quasi completata la disostruzione di tre dei varchi sotto il ponte tra Venezia e la terraferma, operazione necessaria per salvaguardare l'ambiente. L'1 febbraio il punto della situazione

La differenza è notevole: un varco completamente liberato da detriti e ostriche, quello accanto otturato. Procedono verso la conclusione i lavori per disostruire alcune delle arcate del ponte della Libertà tra Venezia e la terraferma e permettere così all'acqua di tornare a scorrere più facilmente tra la parte nord e quella sud della laguna. Le operazioni, commissionate dal provveditorato alle opere pubbliche e gestite da Rfi, sono state appaltate alla Clodiense opere marittime. Per ora si prevede la "liberazione" di tre archi, un intervento limitato rispetto al totale ma che si spera possa essere l'inizio di un lavoro più ampio e programmato.

Una barriera pericolosa per la laguna

I primi a segnalare il problema e il pericolo per la laguna sono stati i rappresentanti delle remiere di San Giuliano, che nei mesi scorsi si sono battuti per chiedere che venisse assicurato un ricambio dell'acqua messo in pericolo dall'interramento. Gli archi ostruiti da ostriche e quant'altro sotto al ponte della Libertà, infatti, costituiscono una barriera che non permette il ricambio delle maree, causando morìa di animali e mancanza di ossigeno (due fenomeni collegati). Ma anche la scomparsa di interi canali: "Il canale naturale che fino a pochi anni fa collegava il San Giuliano con Passo Campalto è totalmente scomparso - avevano denunciato le associazioni del Polo nautico punta San Giuliano - e la navigazione nel Sen della Seppa è sempre meno praticabile per il progressivo deposito di sedimenti riversati dall'Osellino e dai flussi di marea che non trovano più i naturali antichi percorsi".

I lavori

Ad annunciare l'avvio delle operazioni era stato il presidente del Provveditorato (ex magistrato alle Acque), Roberto Linetti. La Consulta della Laguna Media, il gruppo di lavoro che in questi mesi ha effettuato misurazioni e analisi dello stato di salute del tratto acqueo compreso tra punta San Giuliano e il ponte della Libertà, ha dipinto uno scenario preoccupante secondo cui, non fosse per i processi naturali della subsidenza e dell'eustatismo, ossia l'innalzamento del livello delle acque causato dallo scioglimento dei ghiacciai e altri fenomeni naturali, la laguna di San Giuliano sarebbe già morta.

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