Una nuova area di riabilitazione "post-Covid" all'ospedale di Jesolo

Accoglierà i pazienti negativizzati e quelli ancora positivi ma clinicamente guariti, accompagnandoli nella ripresa delle normali attività dopo settimane di degenza

L'ospedale di Jesolo (archivio)

L'ospedale di Jesolo si è attrezzato per attivare un nuovo servizio di riabilitazione per i pazienti-Covid negativizzati, o positivi al coronavirus ma clinicamente guariti: accoglierà le persone che hanno affrontato il lungo percorso di cura e ne sono uscite fisicamente provate, e che in questa area di degenza avranno modo di effettuare una riabilitazione sia fisica che respiratoria. La novità è stata annunciata dal direttore dell'Ulss 4, Carlo Bramezza: «Da domani - ha detto - al primo piano del covid-hospital verranno accolti i primi tre pazienti in un'area riservata in precedenza ai malati infettivi dove ora, con la diminuzione dei ricoveri, si sono resi disponibili una serie di posti letto».

Presa in carico e riabilitazione

I pazienti verranno accolti nella nuova area mediante due diverse modalità di presa in carico. La prima rivolta ai Covid-positivi, per la prevenzione di complicanze, la riduzione di dispnea, dello stato di agitazione e della disabilità; la seconda rivolta ai pazienti dimessi dalle unità per acuti e volta principalmente a ripristinare la forma fisica e l'adattamento psicologico. «Oltre ai pazienti anziani va considerato che una buona parte dei contagiati è in età compresa tra i 50 e i 60 anni, i quali necessitano di ritornare a una forma fisica che consenta loro di riprendere l'attività lavorativa - ha spiegato il direttore della medicina fisica e riabilitazione, Angelo Lucangeli - il nostro personale provvederà all'esecuzione di esercizi di training, di equilibrio statico e dinamico, alla ripresa delle attività muscolari di forza e di resistenza». A stabilire la necessità del setting più idoneo sarà una valutazione fisiatrica dei pazienti.

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Rientro alla normalità

«Queste persone - ha osservato il direttore dell’unità di medicina e malattie infettive, dottor Lucio Brollo - hanno effettuato 2 o 3 settimane di degenza, chiusi in una stanza singola. Sono quindi inattivi per un buon periodo di tempo e necessitano di una riabilitazione volta a riprendere sia l'attività muscolare e sia quella respiratoria». «Condizioni di degenza che a livello respiratorio - ha aggiunto il dottor Luigi di Donato, pneumologo - determinano problemi di elasticità ai polmoni sia nella fase acuta che nel post periodo di cura della malattia. Questa riabilitazione costituisce pertanto il tassello conclusivo del percorso di cura del paziente con lo scopo di fargli riprendere nel miglior modo possibile le attività quotidiane. Qualora la persona abbia difficoltà di ripresa anche dopo il rientro al domicilio quest'attività potrà continuare».

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