Venice Arrhythmias, dal 25 al 27 ottobre specialisti di tutto il mondo a confronto

Saranno 1.500 i medici provenienti da una settantina di Paesi che alla Fondazione Cini dell’isola di San Giorgio a Venezia si confronteranno sul tema

Foto: Professor Antonio Raviele

Dal 25 al 27 ottobre Venezia diventerà la capitale internazionale degli studi sulle aritmie cardiache, grazie alla 15esima edizione del simposio biennale Venice Arrhythmias fondato nel 1987 dal professor Antonio Raviele, che porterà in città i migliori specialisti di tutto il mondo.

Il congresso

Saranno 1.500, infatti, i medici provenienti da una settantina di Paesi che alla Fondazione Cini dell’isola di San Giorgio a Venezia la prossima settimana si confronteranno su tutti gli aspetti clinici, diagnostici e terapeutici delle aritmie cardiache, con particolare riguardo agli sviluppi della ricerca e alle nuove frontiere della cura. Le aritmie cardiache possono essere semplici, come le banali extrasistoli del cuore sano, o complesse, come la tachicardia parossistica sopraventricolare, il flutter e la fibrillazione atriale fino alla tachicardia e alla fibrillazione ventricolare, quest’ultima responsabile di quell’evento tragico che è la morte improvvisa, la quale rappresenta una tra le principali cause di mortalità in assoluto, pari al 40% della mortalità per cause cardiache e al 10% di tutti i decessi che si verificano ogni anno in Italia.
Nei tre giorni sono previste 115 sessioni di lavoro da un’ora e mezza ciascuna, distribuite in 8 sale del complesso congressuale, ciascuna focalizzata su una singola problematica delle aritmie cardiache, con l’analisi e lo scambio di esperienze e competenze tra i partecipanti, nell’ambito del programma scientifico approvato dalla Heart Rhytm Society.


L’evento è promosso sotto l’Alto Patronato del Ministero della Salute, con il Patrocinio della Città di Venezia, dell’Azienda Ulss 3 Serenissima e delle 28 società di aritmologia più accreditate nel mondo. Il congresso Venice Arrhythmias è co-presieduto dal professor Antonio Raviele, già direttore del Dipartimento cardiovascolare dell’Ulss 12 veneziana e primario dall’Unità operativa di cardiologia dell’ospedale civile di Mestre, tra i principali esperti al mondo della materia e attuale responsabile di Alfa, Alleanza contro la fibrillazione atriale; dal dottor Andrea Natale, medico di origini italiane dell’Istituto St. David’s per la cura dell’aritmia di Austin nel Texas (Usa); e dal dottor Sakis Themistoclakis, elettrofisiologo dell’ospedale Dell’Angelo a Mestre. Il segretario scientifico è il dottor Antonio Rossillo, medico del Dipartimento cardiologico dell’ospedale San Bortolo di Vicenza, mentre a presiedere il Comitato organizzativo è il direttore generale dell’Ulss 3 Serenissima, Giuseppe Dal Ben.


La malattia e le statistiche


“Il disturbo del ritmo cardiaco – spiega il professor Raviele – è provocato da un’anomalia nella formazione e nella trasmissione dell’impulso elettrico che normalmente nasce dal “nodo del seno”, una specie di “batteria naturale” che abbiamo nella parte alta del nostro cuore e che poi da lì si trasmette verso il basso attraverso dei filamenti che conducono l’elettricità. Ne consegue un’alterazione della frequenza cardiaca con accelerazione o rallentamento eccessivi e spesso anche un’irregolarità del battito che oltre a una sintomatologia particolarmente fastidiosa e agli effetti connessi, può provocare, nel caso delle aritmie più gravi, seri problemi all’organismo: dall’ictus cerebrale in caso di fibrillazione atriale fino alla morte improvvisa, in caso di fibrillazione ventricolare”.

Qui di seguito alcuni numeri sulle dimensioni del problema:

La fibrillazione atriale:
3 mila casi in provincia di Venezia
50 mila casi in Veneto 
650 mila casi in Italia
(in tutti i casi il dato va raddoppiato considerando i casi “silenti” cioè asintomatici)
Le morti improvvise:
900 casi in provincia di Venezia, circa 3 al giorno
5 mila casi in Veneto, circa una ogni due ore
65 mila casi in Italia, circa una ogni 9 minuti

“Questi numeri – sottolinea il professor Raviele – ci dicono da soli la gravità del problema e richiedono una riflessione sull’importanza di una diagnosi precoce e di una cura tempestiva. Ad esempio, nell’immaginario collettivo la morte improvvisa viene vista come una fatalità rispetto alla quale nulla si può fare. Non è così. Molto si può fare per prevenirla, riducendo i cosiddetti fattori di rischio. È essenziale seguire degli stili di vita corretti: non fumare, non bere, seguire una dieta sana ed equilibrata, evitare la sedentarietà. Ed è fondamentale sottoporsi a controlli periodici per intercettare eventuali problemi di salute da trattare. Nella maggior parte dei casi le morti improvvise colpiscono pazienti già cardiopatici a causa di una anomalia congenita o di una malattia acquisita, soprattutto l’infarto: in questi casi, con opportuni accertamenti si possono individuare i soggetti a maggior rischio e proteggerli adeguatamente con la terapia farmacologica e interventistica, incluso l’impianto di un defibrillatore”.

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