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Parte della armi sequestrate

Parte della armi sequestrate

Pistole e armi da guerra: la polizia sequestra un arsenale a Mira VD

L'operazione è stata condotta dal commissariato San Marco e dalla squadra mobile e ha portato all'arresto di un 52enne italiano

Non era un arsenale, era un'autentica "valanga" di armi. Alcune da collezionista, altre invece con matricola abrasa. In perfette condizioni e soprattutto utilizzabili alla bisogna, visto che erano tutte oliate, pulite e mantenute con certosina attenzione. Con ogni probabilità anche la ventina di agenti di polizia che verso le 6 di giovedì mattina hanno suonato al campanello di un imprenditore di 53 anni residente in via Tresievoli a Mira non si aspettavano di trovare tanto: stivate ci sono ventitré pistole di varie fogge (alcune risalenti alla seconda guerra mondiale, altre tre invece ben più moderne e soprattutto con matricola abrasa), due carabine ad aria compressa, un kalashnikov, due devastanti fucili a canne mozze.

Ma non è finita qui, perché il tavolo della questura su cui sono esposti gli oggetti requisiti era sufficiente a mostrare solo una parte degli oggetti finiti ora nelle mani delle forze dell'ordine. C'erano balestre di precisione, penne da "007" in grado di sparare, dardi, katane, armi bianche, un diluvio di munizioni di ogni calibro. L'elenco si arricchisce anche di un falso tesserino di polizia, di punte per balestra a tre lame. Un fucile da cecchino, per esempio, è in grado di colpire a due chilometri di distanza l'obiettivo. Naturalmente una volta che gli agenti del commissariato San Marco, della squadra mobile, degli artificieri (con tanto di cani antisplosivo) e della scientifica si sono imbattuti nell'arsenale hanno arrestato seduta stante il 53enne, M.R., attivo lavorativamente soprattutto nell'azienda di famiglia a Venezia. E proprio dal centro storico è arrivato l'imput raccolto attraverso attività "di strada" dalla sezione investigativa del commissariato San Marco.

La traccia è stata sviluppata poi in collaborazione con la squadra mobile attraverso appostamenti e pedinamenti. Serviva accertarsi di non mettere a repentaglio la sicurezza di eventuali residenti e anche degli agenti, visto che in quell'abitazione isolata con tutt'attorno un giardino da 6mila metri quadri, non si sapeva quanti ci vivessero. Il 53enne, con un piccolo precedente per droga nel 2011, non fa parte di circuiti criminali "classici": per le forze dell'ordine era praticamente semi-sconosciuto. Naturalmente di porto d'armi o di autorizzazioni da collezionista neanche a parlarne. Ora le indagini continuano per capire se qualche pistola o mitra possa essere stato utilizzato di recente (in questo frangente entreranno in azioni gli esperti in balistica della questura) e soprattutto per stabilire come le armi siano finite in quell'abitazione di Mira e se siano servite per commettere delitti. Non risulterebbe che l'uomo abbia legami con gruppi antagonisti, terroristici o criminali. Ma gli accertamenti sono solo all'inizio.

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