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Bombe artigianali, chiodi a tre punte e jammer: in manette la banda degli assalti ai bancomat

Un centinaio di carabinieri hanno arrestato con un blitz 5 sospetti (tra loro un mirese) che hanno messo a segno colpi anche nel Veneziano. Il capo era un invalido dalla doppia vita

I Carabinieri del Comando Provinciale di Padova hanno tratto in arresto 5 cittadini italiani nei cui confronti la locale autorità giudiziaria ha emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere  in quanto responsabili a vario titolo di possesso di esplosivi, furto pluriaggravato e di ulteriori condotte al vaglio dell’ A.G. ed in concerto con altre Polizie Europee. 

I COLPI.

La banda, armata di rudimentali ma pericolosissime bombe, ha svaligiato diversi sportelli Bancomat e Postamat tra le province di Padova, Venezia, Vicenza e Verona, arrecando enormi danni alle infrastrutture. La fuga successiva alle esplosioni, avveniva a bordo di potentissime Station Wagon, veniva coperta con l’utilizzo di chiodi a tre punte ed estintori, dopo aver attivato un  potente disturbatore di frequenze (jammer) che inibiva l’attività di intercettazione. In tutto la gang era costituita principalmente da cinque malviventi: R.B., 45enne di Brugine, A.G., 48enne di Padova, M.G., 22enne di Brugine, J.G., 50enne di Mira, nel Veneziano, e C.R., 43enne di Polverara. Arrestati in flagranza anche perchè trovati con l'esplosivo M.L., 38enne di Polverara, e F.B., 49enne di Brugine.

L'INDAGINE

L'indagine è partita nel 2016 quando ad Agna veniva chiaramente immortalato nelle immagini di una videocamera quello che poi si dimostrerà essere il capo banda: il 43enne di Polverara, parchettista, un uomo claudicante e di stazza prominente. L’invalido capo banda al fine di rendere più difficile la sua identificazione conduceva due vite distinte e parallele con altrettante famiglie in domicili diversi. Ma è stato proprio il suo tenore di vita a insospettire gli inquirenti che piano piano, nonostante la scaltrezza dei ladri, sono riusciti a ricostruire l'intera banda. Tanto erano avveduti, che provvedevano molto spesso alla bonifica dei loro veicoli e di mezzi che usavano: addirittura prima dei colpi sfruttavano un potentissimo disturbatore di frequenza al fine di evitare di essere seguiti elettronicamente. L'episodio decisivo che li ha incastrati il colpo del 22 luglio 2017 a Candiana quando il quintetto commette alcuni errori e viene incastrato. Durante le perquisizioni i carabinieri hanno rinvenuto: tre marmotte, ordigni artigianali pronti all'uso, inneschi elettrici, disturbatore di frequenze, attrezzi da scasso, passamontagna e vestiti usati durante i colpi. Infine, in un garage dell'Arcella, i militari hanno rinvenuto anche la potente autombile con la quale mettevano a segno i colpi: un'Audi s.w

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