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Sabato, 4 Dicembre 2021
Cronaca Jesolo / Via Marzenego

Sorpreso ad innaffiare la "maria", la chat Whatsapp incastra il complice: 2 in manette

I due, un 21enne e un 26enne di Jesolo, si erano ricavati una serra abusiva in una zona di fitta vegetazione, vicino via Marzenego. Condannati poi a 8 e 10 mesi

Si stava dirigendo verso una zona fitta di vegetazione con una tanica in mano, un comportamento sospetto, che ha messo subito in allerta gli agenti della squadra volante di Jesolo, in servizio di monitoraggio nelle vicinanze di via Marzenego. Il compartamento del giovane, del tutto inusuale, ha spinto gli uomini in divisa a seguirlo a piedi, per non dare nell'occhio: dopo aver svoltato a destra e percorso una decina di metri, il sospetto si è quindi fermato in corrispondenza di una recinzione frangivento, con finte foglie in plastica a camuffarla. Il primo timore, poi appurato, è stato quello di trovarsi di fronte ad una serra per la coltivazione di marijuana: ecco perché i poliziotti hanno immediatamente chiesto l'ausilio alla sala operativa.

Giunta sul posto una seconda volante, gli agenti hanno avuto conferma dei propri sospetti, trovandosi di fronte ad un "vivaio" artigianale: teli di nylon per permettere alla luce di filtrare, teli oscuranti, sacchi di terriccio e 9 piante di marijuana in vaso. Il giovane che si trovava all'interno, poi identificato per D.A., 26enne jesolano incensurato, non ha potuto far altro che confermatre di aver coltivato le piante con un amico, del quale non voleva però fare il nome. A questo punto gli agenti hanno deciso di sequestrargli il cellulare, controllando la rubrica degli ultimi contatti: nella fattispecie, tra le 11.11 e le 12.10 aveva intrattenuto una conversazione con quello che è risultato sin da subito il suo complice, con il quale si era accordato per l'innaffiatura delle piante.

Analizzando nel dettaglio la cronologia delle conversazioni intrattenute dai due, i poliziotti hanno capito che la "mente" fosse proprio la persona celata dietro il nickname utilizzato su Whatsapp, la quale impartiva molto frequentemente precisi ordini sulla quantità d'acqua, gli orari e la frequenza di innaffiatura. Messo di fronte all'evidenza, il 26enne si è trovato costretto a rivelare l'identità del complice, A.H.A., 21enne jesolano, anch'egli incensurato.

Immediate sono partite le operazioni di perquisizione nelle abitazioni: in casa del 26enne gli agenti hanno trovato una minima dose di marijuana, nonché germogli e un tappettino elettrico riscaldante. Poi i controlli si sono spostati nella dimora del complice, che sin dal principio si è dimostrato collaborativo, consegnando un bilancino di precisione e bustine trasparenti a chiusura ermetica.

Le chat di Whatsapp, la quantità di stupefacente lavorato rinvenuto e quello coltivato, le strutture utilizzate e il materiale per la pesatura rinvenuto hanno lasciato pochi dubbi agli uomini delle volanti sulla destinazione della "maria": ecco perché per entrambi sono scattate le manette per coltivazione e detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Il p.m. di turno, considerando l'incensuratezza dei due giovani, ha disposto che rimanessero ai domiciliari fino all'udienza di convalida di sabato scorso, dove sono stati condannati a 8 e 10 mesi di reclusione, usufruendo poi della sospensione condizionale della pena.

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