Un violento con la passione per gli ordigni: il bombarolo aveva già fatto altri attentati

Il 55enne responsabile dell'espolosione a Marcon è stato arrestato ieri dai carabinieri. Ha perseguitato e minacciato la ex per anni. Poche ore prima le aveva scritto: «Ti sto preparando dei regalini»

La bomboletta esplosa a Marcon

L'ordigno fatto esplodere a Marcon l'aveva ricavato da una bombola di ossigeno, di quelle impiegate dai sommozzatori nelle immersioni (e infatti il bombarolo è anche un sub esperto). L'intento, in questo caso, era spaventare la ex fidanzata. In passato, invece, aveva realizzato delle molotov artigianali che aveva piazzato in casa di un conoscente che gli doveva dei soldi. L'uomo arrestato ieri, Paolo Nogara, è insomma un appassionato ed esperto di esplosivi, oltre che un soggetto dall'indole violenta, già incarcerato altre volte, pronto a menare le mani e a minacciare chi gli sta intorno. Questo è il profilo ricostruito dai carabinieri del Norm di Mestre e della stazione di Marcon, che in pochi giorni hanno portato a termine le indagini legate all'attentato compiuto lunedì 21 ottobre all'esterno del condominio California, in viale San Marco a Marcon.

Esplosione a Marcon

Nato a Vicenza nel 1964, è ora sottoposto a custodia cautelare in carcere con le accuse di stalking reiterato e aggravato, oltre che di violazione della legge sulle armi. Alla vittima, poche ore prima dell'incursione, aveva scritto dei messaggi di avvertimento su WhatsApp: «Ti sto preparando dei regalini». Secondo gli investigatori, Nogara avrebbe «commesso atti persecutori nei confronti della ex fidanzata in una escalation di violenze e minacce» culminata, appunto, nella fabbricazione dell'ordigno fatto esplodere sotto casa della donna. Il tutto in pieno giorno (verso le 16) e in una zona centrale e residenziale del paese. Residenti, passanti e negozianti hanno subito lanciato l'allarme e hanno dato una descrizione piuttosto accurata del bombarolo, che si era avvicinato alla palazzina a bordo di una bici bianca e rossa e che è stato visto armeggiare con l'ordigno. Nogara, peraltro, è un frequentatore abituale del bar che si trova lì accanto.

Violenze e persecuzioni

Lo scoppio ha fatto sbalzare pezzi dell'ordigno a una decina di metri di distanza. Le indagini hanno poi accertato che la bomboletta conteneva gas detonante ed era stata accesa con polvere pirica ricavata da alcuni petardi che sono stati trovati in casa dell'uomo, a Casale sul Sile (Treviso). La ex fidanzata ha subito spiegato ai carabinieri di essere stata vittima in più occasioni delle minacce, delle persecuzioni e delle violenze dell'uomo. I due si conoscono da 9 anni e già in passato lei aveva denunciato almeno un episodio di maltrattamenti. Nell'abitazione dell'uomo i militari dell'Arma hanno anche trovato la bicicletta e gli indumenti utilizzati durante l'attentato. È emerso, poi, che lo stalker aveva sbagliato obiettivo, nel senso che ha messo in atto l'attentato non davanti alla palazzina in cui vive la donna bensì a quello di fianco.

Molotov a Treviso

Nogara era stato condannato pochi mesi fa per fatti risalenti al 2011: in quell'occasione, come detto, aveva fabbricato due bombe molotov (in plastica) come forma di minaccia nei confronti di un conoscente, residente a Mogliano Veneto, che gli doveva poche centinaia di euro. Una l'aveva messa nel garage del debitore, l'altra, 15 giorni più tardi, nel cortile.

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