Cronaca Tessera

Contrabbando di Rolex e corruzione: commerciante arrestato e portato in carcere

I carabinieri hanno raggiunto un 49enne trevigiano che trafficava illegalmente orologi di lusso. Con la complicità di un finanziere dell'aeroporto di Venezia il gruppo era riuscito ad evadere imposte per 2,4 milioni di euro

L'aeroporto di Venezia (archivio)

Corruzione, introduzione nello stato di prodotti con segni falsi e contrabbando. Sono questi i reati per cui un commerciante di 49 anni, Vito Romano, residente nella zona di Breda di Piave, è stato condannato a due anni, cinque mesi e 15 giorni di reclusione. I carabinieri di Treviso lo hanno arrestato ieri su ordine di carcerazione della procura di Venezia. Le vicende in cui l'uomo è coinvolto risalgono al periodo tra il 2015 e il 2019 e riguardano una grossa frode scoperta dalla guardia di finanza nel dicembre dell'anno scorso: Romano, che si occupava di commercio di orologi e gioielli, è considerato figura di riferimento in un giro di contrabbando di orologi Rolex che venivano importati da Hong Kong all'Italia e, grazie alla complicità di un finanziere compiacente, uscivano dall'aeroporto di Venezia senza essere sottoposti ai controlli. In questo modo l'organizzazione, composta da quattro persone, riusciva ad importare la merce "in nero" evadendo l'iva doganale.

Le indagini sono partite ad inizio 2019, quando i militari, impegnati nell'analisi dei passeggeri che transitano nell'aeroporto di Tessera, hanno individuato viaggi frequenti e sospetti da e verso Hong Kong di un gruppo di persone, tutte attive nel commercio di orologi di lusso. I viaggi, almeno uno al mese, permettevano ai malviventi di introdurre in Italia fino a 350 orologi alla volta, nascosti all'interno dei bagagli a mano. L'aiuto del finanziere corrotto, in servizio a Tessera, garantiva al gruppo di passare inosservato, evitando che fosse sottoposto ai controlli valutari e doganali. Ogni viaggio comportava un'evasione dell'iva di diverse centinaia di migliaia di euro, per orologi di cosiddetto "secondo polso" del valore di 20-25 mila euro ciascuno. Il giro di frode ricostruito ammonta a circa 2,4 milioni di euro: nel corso dell'operazione la guardia di finanza aveva sequestrato all'organizzazione beni per un valore equivalente.

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