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Mani mafiose sui porti italiani appalti sospetti anche a Marghera

G.C., 49 anni di Palermo, è indagato per concorso esterno. In manette esponenti di clan e prestanome per affari ramificati anche fuori Sicilia

Ruota attorno alla figura di G.C., 49 anni, l'operazione della Dia che ha portato all'arresto di sei persone e al sequestro di complessi aziendali di tre società. L'indagato nel giro di pochi anni aveva fatto una carriera fulminante: da operaio dei Cantieri navali di Palermo a facoltoso imprenditore, alla guida di aziende leader nel settore delle costruzioni navali con appalti tra il 2003 e il 2005 da 7,3 milioni di euro tra La Spezia, Marghera, Monfalcone e Ancona.

Secondo gli inquirenti il 49enne, che deve rispondere di concorso esterno in associazione mafiosa, avrebbe potuto contare sull'appoggio della cosca mafiosa dell'Acquasanta e in particolare del clan Galatolo, che controlla la zona dei cantieri navali di Palermo. Gli altri ordini di custodia cautelare, firmati dal gip Piergiorgio Morosini su richiesta del pm Pierangelo Padova, riguardano la moglie dell'arrestato e il figlio dello storico capomafia del clan Galatolo, arrestato proprio a Mestre nel suo appartamento di via San Pio X. Il 40enne lavorava in un cantiere navale veneziano.

Ai domiciliari, perché incinta, è andata invece la moglie del boss. In carcere anche altri tre presunti prestanome della cosca, impegnati nel settore dei lavori navali, attraverso cui le aziende riuscivano a infiltrarsi negli appalti anche fuori dalla Sicilia. L'indagine è scaturita dalle rivelazioni di un pentito, Angelo Fontana, un tempo esponente di rilievo del clan dell'Acquasanta, che ha svelato il ruolo del 49enne, indicandolo come prestanome del clan mafioso.

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