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Traffico internazionale di cocaina dall'Africa al Nordest: 8 bloccati, chili di droga sequestrati

Due anni di indagini dei carabinieri di San Donà partite dagli "ovulatori", manette per africani e italiani. Al telefono si accordavano per uno spritz o un caffè: in realtà erano dosi

Un giro di droga che partiva dall'Africa e arrivava in Italia, una organizzazione dedita al traffico internazionale di cocaina e marijuana che negli anni aveva preso piede nel Veneto orientale. I carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di San Donà, sotto il coordinamento della procura di Venezia, hanno dato esecuzione sabato a una serie di misure cautelari nei confronti di 8 persone ritenute parte dello stesso sodalizio criminale. Le indagini sono state avviate e condotte tra il 2014 e il 2015 e hanno permesso di acquisire "concreti elementi" a carico di persone sia italiane che di origine centroafricana. A capo c'erano due uomini rispettivamente del Burkina Faso e del Gambia che si avvalevano principalmente di concittadini incensurati per l'attività di spaccio tra le province di Treviso e Venezia.

L'attività ha avuto origine nel 2014 dall'arresto a San Donà di una donna del Burkina Faso trovata in possesso, in casa propria, di alcuni ovuli di cocaina (150 grammi circa). In un momento successivo l'arresto è scattato invece per un suo connazionale trovato con 28 ovuli (sempre cocaina, per un totale di 300 grammi) all'aeroporto di Bologna: vi era giunto con un volo internazionale proveniente dal Burkina Faso con scalo ad Istanbul. Sorte analoga, stavolta allo scalo aeroportuale di Venezia, per un altro cittadino del Burkina Faso che aveva ingerito circa 20 ovuli di cocaina, per un totale di oltre 170 grammi. Nei giorni successivi le manette sono scattate in flagranza di reato per altre 4 persone, con un sequestro di circa 1 chilo di cocaina (purezza del 60-70 %, specificano i carabinieri), nonché la somma in contanti di circa 5 mila euro.

Lo stupefacente veniva acquistato in Gambia, poi lavorato in Burkina Faso, suddiviso all'interno di ovuli pronto a partire per l'Italia e consegnato ai due criminali al vertice del sodalizio. I due quindi rifornivano gli spacciatori oggetto dell'indagine e oggi destinatari delle misure cautelari. I pusher in Italia a loro volta avevano costituito un'ulteriore rete: cedevano la sostanza ad altri pusher, dopo averle nuovamente tagliata. Questi ultimi operavano principalmente sul litorale jesolano e nell'entroterra tra i comuni di San Donà e Quarto d'Altino, sia nelle proprie abitazione che nei parchi cittadini. La rete di spaccio era allargata anche alla provincia di Treviso, dove sono state eseguite altre misure cautelari a Monastier (era una 43enne a muoversi in quell'area). Il compagno è stato arrestato sabato mattina perché trovato in possesso di 600 grammi di marijuana e di una discreta somma in contanti ritenuta provento di spaccio.

Nelle telefonate gli spacciatori usavano linguaggio in codice: facevano riferimento al "bere una birra, uno spritz, un caffè", indicando in realtà dosi di stupefacente. Le ordinanze di sabato mattina sono state eseguite con il supporto dei carabinieri delle compagnie di Latisana, Treviso e Conegliano, oltre ai militari della compagnia di intervento operativo del 4° Battaglione "Veneto". Durante le perquisizioni docimiliari sono stati rinvenuti i 600 grammi di marijuana già suddivisi, materiale per il confezionamento, bilancini di precisione e 2mila euro in contanti. Manette per un 23enne del Burkina Faso e un giamaicano di 46. Ai domiciliari una trevigiana di 36 (di Monastier), un nigeriano di 32 anni, un trevigiano di 43 (sempre di Monastier). Obbligo di dimora per il titolare di un bar di Quarto d'Altino di 45 anni e obbligo di presentazione all'autorità giudiziaria per una 30enne jesolana. Nel mirino, tra indagati e arrestati, 11 persone.

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