La trasferta dei pusher: inverno in via Piave, estate a Jesolo. Arresti e denunce VD

Gli spacciatori si scambiavano le foto dei carabinieri per poterli riconoscere. Il sindaco di Jesolo: «Lo avevamo detto: qui non c'è spazio per chi vuole vivere nell'illegalità»

Alcuni di loro nei mesi invernali "lavoravano" a Mestre, soprattutto in via Piave e poi, con l'arrivo della bella stagione, si "prendevano" Jesolo. Piazza Milano in particolare, diventata il centro di acquisto di cocaina per i clienti del Basso Piave. Altri pusher, invece, sceglievano piazza Mazzini e di conseguenza un mercato più turistico e più giovane di marijuana e hashish. I carabinieri della compagnia di San Donà hanno smantellato una banda di spacciatori, dieci tunisini e un italiano, che da almeno due anni aveva invaso le piazze e la spiaggia di Jesolo. «Lo abbiamo detto molte volte in passato e lo ribadiamo anche adesso: a Jesolo non c’è posto per chi vuole vivere e operare nell’illegalità. Grazie ai militari», ha commentato il sindaco Valerio Zoggia, al fianco del comandante provinciale Claudio Lunardo alla presentazione dei risultati dell'operazione effettuata oggi all'alba. «Questo intervento è una risposta ai cittadini - ha detto Lunardo -. Queste persone sono imprevedibili, organizzate e difficilmente controllabili». 

Arresti, denunce ed espulsioni

I carabinieri, guidati dal capitano Dario Russo, hanno cominciato questa indagine due anni fa, dopo la temporanea chiusura del bar "El Dorado" per motivi di sicurezza. «Da qui il nome dell'operazione - ha spiegato Russo -. Sono state monitorate 6mila cessioni e si stima un business di due chili di droga a settimana nell'ultimo biennio per un giro d'affari di centinaia di migliaia di euro». Questa mattina sono state eseguite tre ordinanze di custodia cautelare in carcere: in manette sono finiti Z.M., 37enne detto «Lo Zio», già arrestato in passato, la compagna M.Z., 40 anni, che faceva da corriere e D.H., 44 anni, autista e supporto per l'approvvigionamento da Mestre a Jesolo. Per altri tre connazionali, che avevano il ruolo di pusher tra piazza Mazzini e piazza Milano, è scattato il divieto di dimora a Jesolo, Cavallino ed Eraclea. Altri cinque, tra cui un italiano, sono stati denunciati e, nel frattempo, sono in corso le operazioni di espulsione per altri quattro stranieri legati allo spaccio in piazza Mazzini.

«Si scambiavano le foto dei carabinieri»

«Si tratta di persone imprevedibili, difficili da controllare», ha aggiunto Russo. I pusher, per evitare l'arresto, con loro hanno sempre pochissima droga. Il resto la nascondono tra gli ombrelloni, sotto le barche, tra le piante. Le indagini si sono svolte con lunghi servizi di appostamento da parte dei militari in borghese, che per due anni hanno tenuto d'occhio la banda tra una piazza e l'altra e lungo l'arenile. Lo stesso gruppo che qualche mese fa aveva aggredito un carabiniere fuori servizio e lo aveva mandato all'ospedale. Cambiavano spesso utenze telefoniche e tra loro si scambiavano le foto dei militari per poterli riconoscere ed evitare. «Ancora una volta grazie alle forze dell'ordine - ha commentato il governatore del Veneto Luca Zaia -. Stiamo ancora misurandoci con i sistemi di indiscriminata accoglienza delle politiche degli anni passati e ancor oggi sicuramente troveremo persone dalla comprensione facile e dal buonismo a buon mercato che diranno che i problemi per la sicurezza sono altri. Il litorale veneto è meta in questi mesi estivi di milioni di turisti, è uno dei nostri fiori all’occhiello. L’operazione di oggi lo rende più pulito in tutti i sensi».

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