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Martedì, 16 Agosto 2022
Cronaca San Donà di Piave

Sopra la "piramide dello spaccio": tonnellata di droga sequestrata

La squadra mobile di Venezia disarticola una organizzazione albanese che faceva arrivare la marijuana in pannelli di alluminio. Dieci arresti

Sono arrivati fino alla cima. Fino alla "sorgente" da cui partivano quintali di marijuana in direzione del Veneziano per poi essere distribuita in tutto il Nordest. Di più. Tonnellate. Perché se gli operatori della squadra mobile, con la collaborazione dell'Interpol e delle forze dell'ordine albanesi, sono riusciti a sequestrare in questi mesi mille chili di droga, viene da pensare che tra le maglie dei controlli siano passati carichi molto ingenti. Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Francesca Crupi, si sono sviluppate nel corso dei mesi attraverso alcune "tappe" fondamentali.

"Tutto merito" di un contadino che, a ottobre 2011, arando il proprio campo, ha ritrovato due vasetti con all'interno 150 grammi di cocaina. Erano stati nascosti sotto terra. Il caso ha voluto che "emergessero". Da questo sequestro sono partiti gli accertamenti, che hanno permesso di far luce sull'intera catena di trasporto, stoccaggio e vendita della droga. Cocaina, certo, ma soprattutto marijuana.

Il 4 maggio scorso, infatti, a Mestre (in via Chinazzo) e a Martellago (in via delle Pree) vennero sequestrati quasi 230 chili di stupefacente. Stesso confezionamento. Stessa provenienza. Vennero arrestati quattro giovani, incensurati. Albanesi, tutti provenienti dalla stessa città. I due sequestri, quindi, sono stati collegati tra loro. Ma da dove arrivava tutta quella droga? Con ogni probabilità dall'Albania, visti i soggetti finiti in manette. Venezia, del resto, ha da sempre costituito una "porta" privilegiata per i traffici di stupefacente del Nordest. Però bisogna riuscire a farcela arrivare la droga nella provincia lagunare.

In che modo? Una risposta la si è avuta il 31 luglio, quando la squadra mobile di Venezia, i colleghi della questura di Brindisi e la guardia di finanza fermano un camion di una ditta di serramenti appena sbarcata al porto pugliese. Il suo imbarco, invece, a Durazzo. All'interno vengono trovati numerosi pannelli in alluminio sigillati ermeticamente. Nessun "odore", nessuna traccia di droga. Gli inquirenti in quel caso si imbattono in un altro carico di trecento chili di droga (un centinaio i pannelli). Al ché la squadra mobile, venuta a conoscenza del luogo in cui il carico sarebbe stato stoccato, dopo poche ore ha fatto irruzione in un magazzino di San Donà di Piave in via Spagna, imbattendosi in ulteriori 115 chili di marijuana (VIDEO).

Ormai le indagini, per cui si è trovata la collaborazione dell'Interpol e delle forze di polizia albanesi, avevano imboccato la giusta via, tanto che solo otto giorni più tardi un altro camion è stato fermato sempre a San Donà, con altri 150 chili di droga sequestrata. A capo dell'organizzazione c'erano tre fratelli albanesi titolari di una ditta di serramenti. Erano loro, secondo gli inquirenti, a orchestrare tutto.

Poi, in Italia, erano attive altre otto persone. Tutte finite in manette meno una al momento ricercata. Undici le ordinanze di custodia cautelare, dieci gli arresti stamattina. Tre effettuati in Albania. Un'intera organizzazione disarticolata. Solo con lo stupefacente sequestrato nel corso delle indagini, infatti, si sarebbero potuti totalizzare guadagni di circa 7 milioni di euro. Del resto ognuna delle persone finite nel mirino trattava quantitativi di minimo tre chili la volta.

Altre otto persone sono indagate a vario titolo: tre albanesi e cinque italiani, che detenevano posizione meno elevate nella gerarchia del comando. Si tratta di A.L., trasportatore veneziano che abita in zona San Marco, A.E., operaio mestrino 64enne ,trovato in possesso di cinque chili di lidocaina, sostanza da taglio per la cocaina, B.M., operaio di Marcon 28enne, V.D., 30enne operaio mestrino e A.E., operaio di Rovigo.

LE FASI PRINCIPALI DELL'OPERAZIONE

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