Cronaca

"Negozi, locali e garage: stop allo spaccio stanando i covi dei pusher"

L'e assessore Gianfranco Bettin interviene dopo gli arresti della squadra mobile: "Il Comune cacci chi occupa, proprio lì si insinuano i malavitosi"

Non solo parchi pubblici e strada. C'è di più nella nostra città. Ci sono appartamenti o locali pubblici, per esempio, che costituiscono punti di riferimento per il traffico di droga. All'indomani dell'operazione della squadra mobile "La Murrina", che ha portato in carcere i componenti di una banda albanese-tunisina che era riuscita a crearsi un vasto giro tra Mestre e Marghera, l'ex assessore all'Ambiente Gianfranco Bettin punta il dito contro "i 'punti rete' dello spaccio, le retrovie e gli avamposti al tempo stesso delle bande di spacciatori", dichiara.

"In alcuni casi - specifica - si tratta di retrobottega veri e propri, coperti da attività legali di superficie delle quali rappresentano a volte una fonte di reddito integrativa e altre volte il vero e principale profitto nascosto, come diverse inchieste hanno dimostrato sia a Venezia che a Mestre". C'è stato il ristoratore di Mira sorpreso con la cocaina nell'armadio, poi ci sono stati anche tutti quei locali pubblici chiusi nel tempo su ordine del questore per motivi di ordine pubblico. La lista di Bettin è lunga: "In altre situazioni, certi locali pubblici - alcuni bar (e anche sale scommesse) a Marghera, nella zona sud e in centro e a Catene, altri a Mestre, in zona Corso del Popolo o via Piave e aree limitrofe: locali già segnalati - fungono da veri e propri ritrovi per i protagonisti di questo infame commercio, indipendentemente dal fatto che i gestori ne siano o meno coinvolti (di certo, non riescono o non vogliono liberarsi di queste frequentazioni)".

Poi, naturalmente, c'è chi spaccia nelle proprie proprietà, comprate o "occupate". In garage e appartamenti: "E’ il caso della zona tra via Murialdo (ex Vaschette), via Rinascita, via Pasini, via Correnti, parco Emmer, nella zona sud di Marghera - continua Bettin - un caso esemplare di occupazione del territorio da parte di bande di spacciatori, italiani (quasi tutti i titolari degli appartamenti e dei garage, spesso abusivi) e maghrebini e in qualche caso kosovari. Si tratta di una situazione di estremo pericolo per la comunità, perché radica un traffico e una presenza malavitosa che inquina l’intero tessuto sociale e dalla quale potrebbe non bastare, per liberarsene, qualche arresto. Va quindi rinnovato l’invito al Comune di cacciare (anche tramite la magistratura) questi malavitosi dai luoghi che occupano, oltre che di rafforzare, invece che di indebolire come accaduto in questi mesi, i servizi di strada (sociali, ambientali e di polizia locale). Colpire lo spaccio sulla strada e nei covi - conclude - è l’unica via per un’efficace repressione di questo infame traffico. La prevenzione, l’educazione, la rigenerazione sociale e urbana, ovviamente, restano la via maestra per colpirlo alla radice".

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