Venerdì, 25 Giugno 2021
Cronaca

SPACCIO ED EX MALA In manette i Maritan e un carabiniere traditore

Maxi operazione dei carabinieri che hanno arrestato tredici persone. Una organizzazione che raggiungeva tutte le piazze del Veneto orientale

Un cognome che a San Donà conta ancora. "Maritan", assurto agli onori delle cronache perché Silvano (chiamato al tempo "Il Presidente"), attivo nel Veneto orientale, era considerato il "vice" di Felice Maniero, boss della Mala del Brenta. Com'è noto alcuni vecchi esponenti dell'organizzazione criminale si stanno riciclando. Chi sugli assalti ai bancomat, chi sulle truffe, chi sulla droga. Tanta. Destinata a raggiungere ogni piazza del Sandonatese.

In manette, infatti, dopo una maxi operazione con 70 carabinieri coinvolti (con tanto di elicotteri del reparto di Treviso) sono finiti il fratello di Silvano, Lino, e il nipote, Luciano. Padre e figlio secondo i carabinieri costituivano il punto di riferimento di una organizzazione che importava la cocaina da Milano a colpi di un chilo a viaggio, per poi dividerla tra i vari responsabili di zona, che a loro volta avevano i propri "cavalli" da muovere. Raramente si arriva a piani così alti.

In manette, infatti, oltre ai due parenti "illustri" di Maritan sono finite in carcere altre undici persone. Compreso un carabiniere: Silvio Volpin, fino all'anno scorso in servizio al comando di compagnia di San Donà, poi trasferito al Battaglione San Marco. Ora si trova in carcere con l'accusa di concorso in truffa, concorso in falsità materiale e corruzione. Sarebbe stato lui, secondo gli inquirenti, a fornire maglioni d'ordinanza, distintivi e palette segnaletiche ad alcuni membri del gruppo. Motivo? Simulare una finta perquisizione a P.S., albanese 38enne. Al termine un finto verbale di sequestro, che ha indotto l'affiliato a desistere su un credito che vantava di circa 18mila euro. Il militare, quindi, non c'entra nulla con la cocaina. Dava però alla bisogna una mano. Almeno in questo episodio contestato dal gip. Avrebbe segnalato anche l'arrivo imminente di controlli delle forze dell'ordine.

Le indagini sono iniziate un anno fa, e sono continuate attraverso intercettazioni e tecniche "tradizionali". A dipanare la matassa di informazioni i carabinieri del nucleo investigativo di Mestre e quelli della compagnia di San Donà. Il 12 ottobre 2012, infatti, un'auto venne fermata a Eraclea. Un cittadino aveva visto aggirarsi quel veicolo sospetto e aveva quindi deciso di chiamare il 112. All'interno non ladri, ma spacciatori. Venne sequestrato un chilo di cocaina appena trasportata da Milano e lavorata in un appartamento poco distante. A metterci i soldi i Maritan, a capo della piramide. A occuparsi del viaggio L.F., 34enne, che a Milano-Rho si incontrò con due complici con esponenti delle cosche calabresi. Avvenne lo scambio: banconote per cocaina. In due luoghi diversi per depistare eventuali "segugi". Uno dei tre aveva una mano ferita, e le tracce di sangue trovate sullo stupefacente hanno ricollegato il trio alla "polvere". Inevitabili le manette.

L'organizzazione così aveva perso un suo esponente importante. Soprattutto dal punto di vista logistico. Era lui a raccogliere e dividere la coca. Per mantenere coese le varie ramificazioni della banda, quindi, serviva comunque "orientarle". A questo scopo sono stati intercettati dagli investigatori anche i "pizzini" che uno dei referenti di Jesolo inviava in carcere al "corriere". Tra telefonate ascoltate e questo scambio epistolare, i carabinieri sono riusciti a ricostruire ruoli e dinamiche interne al gruppo. Fino ad arrivare all'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip per dieci persone, oltre alle tre già finite in manette un anno fa. L'ultimo esponente del gruppo è stato bloccato in extremis durante le prime ore della mattinata grazie a uno degli elicotteri coinvolti nell'operazione. Stava tentando di scapppare da Jesolo in taxi.

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