Organizzazione di "scafisti di terra" lucrava sui migranti, scatta una raffica di arresti

Le manette tra la Lombardia e Venezia. Tredici le ordinanze di custodia della Dda di Milano. L'Italia era paese di transito, visto che la destinazione dei clandestini era il Nord Europa

La polizia di Stato ha smantellato un'organizzazione criminale di "scafisti di terra". Nelle prime ore della mattinata di martedì, gli agenti hanno eseguito 13 ordinanze di custodia cautelare in carcere, richieste dal sostituto procuratore della Dda di Milano Alessandra Cerreti ed emesse dal gip Teresa De Pascale, nei confronti di stranieri tutti accusati di associazione per delinquere, finalizzata allo sfruttamento dell'immigrazione clandestina, mediante trasporto di cittadini stranieri clandestini attraverso il territorio nazionale verso paesi del Nord Europa.

Gli arresti hanno interessato, oltre alle province di Monza e Milano, anche quelle di Brescia e Venezia. Nel territorio lagunare è stata fermata una donna di origini romene considerata organica all'organizzazione. Le viene contestato il reato di associazione a delinquere per il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La donna, una 32enne che secondo gli inquirenti sarebbe una escort, si trovava qui per motivi personali ed è stata individuata martedì mattina a Mestre. "Arrotondava" i suoi ricavi come escort facendo da autista per la banda. Venezia quindi entrerebbe solo di striscio nell'inchiesta e non sarebbe stata una città considerata di transito per la banda. Dei 13 destinatari di misura cautelare in carcere solo tre sono risultati irreperibili sul territorio nazionale. Il trasporto di cittadini stranieri avveniva attraverso l'Italia nei paesi del Nord Europa.


I poliziotti hanno sequestrato due veicoli utilizzati per compiere i viaggi oltreconfine. L'operazione di polizia denominata 'Transitus', condotta dagli agenti del commissariato di pubblica sicurezza di Monza, ha permesso di ricostruire l'attività di una organizzazione criminale, verticistica e piramidale, i cui componenti (sei egiziani, tre albanesi, due romeni, un siriano e una brasiliana), tutti regolari sul territorio nazionale e di età compresa tra i 26 e di 45 anni, svolgevano l'attività di veri e propri scafisti di terra.

L’indagine, iniziata nel 2014, inizialmente incardinata presso la Procura della Repubblica di Monza e poi trasmessa, per competenza, alla DDA di Milano, ha preso il via dalle dichiarazioni rese ai poliziotti del commissariato di Monza, da un cittadino egiziano avvicinato dal gruppo criminale -  che aveva tentato di assoldarlo quale autista per i trasporti all’estero dei clandestini – il quale si è rifiutato di collaborare con il gruppo criminale e si è rivolto alla polizia.

Il capo dell’organizzazione, un cittadino egiziano del ’79 che, per il tramite di un complice in Sicilia, era in contatto direttamente con gli scafisti in partenza dalle coste africane, una volta avvertito da questi che i profughi erano in partenza per l’Italia, attivava immediatamente il gruppo. Inviava i “procacciatori” alla stazione centrale di Milano, dove all’epoca era allestito un punto di accoglienza per i profughi nei mezzanini della stazione, con il compito di contrattare con loro il “trasporto” verso il nord Europa. I cittadini dell’est Europa svolgevano poi le mansioni di “autisti”.

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L’attività di indagine dei poliziotti monzesi ha permesso di raccogliere fonti di prova in ordine a ben 20 viaggi effettuati in un solo mese, per un totale di circa 100 clandestini trasportati in nord Europa e circa 70 mila euro di indebito profitto per il sodalizio criminale.

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