Domenica, 16 Maggio 2021
Cronaca Marghera

I "vecchi" che non mollano: rapine e mitra, fine per la nuova Mala

Diciassette arresti. Kalashnikov, pistole e munizioni. Almeno 18 colpi risolti in tutto il Nordest. Il questore Roca: "Si erano riorganizzati"

C'è di che rimanere basiti dall'arsenale che la banda aveva a disposizione. Kalashnikov, una fiamma ossidrica, un flessibile, munizioni, pistole. Era gente pericolosa, che sicuramente avrebbe colpito di nuovo. Come ha fatto nei dieci anni precedenti (addirittura il primo colpo accertato risale al lontano 2002).

"Dovevamo arrestarli tutti, non potevamo rischiare che qualcuno rimanesse in libertà - ha sottolineato il questore Vincenzo Roca - Questo è un livello superiore, è la Mala del Brenta che si stava riorganizzando". Lo ha detto il primo rappresentante della polizia lagunare, ma c'è da credergli. Perché non solo il sodalizio criminale si basava su alcune vecchie conoscenze dell'organizzazione capeggiata da Felice Maniero, ma c'era anche un sistema di sostentamento per gli affiliati. Come per la vedova di Massimo Trovò, il 45enne che il 25 novembre 2012 morì dilaniato dall'esplosione di una cassa continua in un supermercato di Dicomano, in Toscana. Aveva uno "stipendio" dalla banda (anche se l'associazione a delinquere non è stata contestata nelle sedici ordinanze di custodia cautelare spiccate dal gip) di duemila euro al mese. Il garage della sua abitazione era diventato una base logistica dove potevano essere nascoste auto rubate e armi. Così come un kalashnikov è stato trovato in un garage di via dei Tigli di M.G., uno dei "vecchi" del sodalizio.

Il 22 novembre 2013, infatti, venne sorpreso a bordo di un'auto rubata con un complice in via Bottenigo a Marghera. Vicino al supermercato Eurospin. In un borsone avevano maschera in lattice e pistola finta e sui polpastrelli delle mani avevano della colla, per impedire il rinvenimento di impronte. Da lì, dai contatti del criminale che una decina di anni fa dopo una rapina lanciò una bomba a mano contro le forze dell'ordine e si barricò in una abitazione vicino a piazza Ferretto a Mestre, è stato scoperchiato il calderone. M.G. i contatti con i veterani della zona non li aveva mai persi. Attraverso l'intercettazione del cellulare della fidanzata, P.S. (lui intanto si era reso irreperibile) e appostamenti si scopre che si sentiva con M.C., uno che era già in pista prima dell'avvento di Maniero. Che si è fatto trent'anni di carcere.

"Sono state indagini coraggiose - ha spiegato il procuratore capo Luigi Delpino - perché potevamo sequestrare tutto subito, ma abbiamo avuto pazienza. E dopo sei mesi siamo stati premiati". I criminali non erano sprovveduti. Prima di ogni colpo controllavano con uno scanner se l'auto fosse pulita o meno. Avevano pettorine della guardia di finanza e della polizia. Palette d'ordinanza. E soprattutto le maschere con cui a volte travisavano il loro volto durante i colpi. Undici dei sedici componenti della banda erano veneziani, gli altri sono gravitanti invece nel Padovano. Ma la zona è sempre quella: il Piovese, la Riviera del Brenta. con propaggini anche tra Marghera e San Donà di Piave.

Gli schemi e l'organizzazione simile a quella di "Felicetto". Del resto alcuni l'avevano conosciuta da molto vicino. Un diciassettesimo componente della banda è stato arrestato in flagrante venerdì mattina. Si tratta dell'armiere del gruppo, L.C., 49enne di Piove di Sacco. Nella sua abitazione sono stati sequestrati quattro kalashnikov, un mitra, una pistola semiautomatica Glok, una pistola semiautomatica Beretta, caricatori a mezza luna ed un migliaio di cartucce, pettorine della guardia di finanza, palette delle forze dell’ordine, lampeggianti blu. Un arsenale. Che venne utilizzato, per esempio, per la rapina al punto scommesse Sisal di Marghera di via Foscari il 18 gennaio scorso. Furono proprio M.G. e M.C. a entrare nell'esercizio e seminare il panico con tanto di mitra. Furi un complice a fare da "palo". Fu sempre il sodalizio criminale ad assaltare il supermercato In'S di via delle Industrie a Spinea il 23 marzo scorso. Sempre maschera in lattice, sempre arma in pugno. In tutto per ora sono state "risolte" sette rapine consumate, dieci tentate e un furto in abitazione. Avevano anche l'intenzione di sequestrare un'anziana facoltosa il 30 marzo scorso a Rovigo nella sua abitazione per impossessarsi dei suoi soldi.

LA RAPINA AL PUNTO SISAL DI MARGHERA

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