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Cronaca Stra / Via Giuseppe Mazzini

Gioielliere venne legato e derubato, arrestati 3 rapinatori professionisti

Le manette scattate per la rapina a Stra del 3 gennaio. Un colpo da 100mila euro. La banda sarebbe ancora entrata in azione sabato

Gianni Simionato venne minacciato con la pistola alla testa e legato dai criminali. Lui che già in passato aveva avuto a che fare con dei rapinatori, e aveva pure sparato. Era l'ennesima volta che subiva un assalto dei banditi. Ora, per quel colpo da centomila euro sono finite in manette tre persone: una banda di professionisti, che stava già preparando altri colpi. A condurre le indagini i carabinieri del nucleo investigativo di Venezia, che hanno messo in piedi un nucleo ad hoc in collaborazione con i colleghi della compagnia di Chioggia. L'operazione ha portato fino in Lombardia, dove i tre sono stati sorpresi e fermati: non si erano accorti che da due mesi erano sotto controllo con pedinamenti e intercettazioni. A finire nel mirino dei malintenzionati una gioielleria in pieno centro a Stra, in via Mazzini. Un esercizio aperto nel 1962 con tanto di caveau delle ex Poste del paese a custodire i preziosi. "Mi hanno portato via tutto. Tutta la mia vita", dichiarò affranto Simionato al tempo. Una vicenda che subito divenne di eco nazionale e di cui discusse anche la politica.

IL VIDEO DELLA RAPINA

Sono tutti cittadini di origini campane, residenti in Lombardia, rispettivamente un 68enne, un 41enne e una 40enne. Avevano una strategia collaudata per le rapine: prima individuavano gli obiettivi, dopodiché a turno entravano nella gioielleria e facevano dei piccoli acquisti nel tempo per conquistare la fiducia del titolare, alcune volte facendosi accompagnare da dei minorenni. Dopo averne effettuati due o tre, ritornava con i complici: il titolare era rassicurato nel veder tornare il cliente "affezionato", ma a quel punto scattava la rapina. Una tecnica raffinata, che aveva permesso loro portare a segno efficacamente il colpo.

La rapina al gioielliere di Stra

A Stra il 68enne aveva fatto un primo sopralluogo il 20 novembre, poi i complici erano entrati altre due volte: una insieme a un ragazzino, una seconda con una bambina. Avevano lasciato un acconto con la promessa di tornare a ritirare i preziosi prescelti in un secondo momento, consegnando il denaro mancante. In quel caso avevano addirittura controllato un locale adiacente alla gioielleria, con la scusa di chiedere informazioni per l'apertura di una pizzeria. Poi, il 3 gennaio, il colpo: usciti con i borsoni da palestra pieni della refurtiva, avevano percorso a passo spedito un primo tratto, raggiungendo un'auto parcheggiata poco distante. Come si vede nel filmato (l'hard disk con le immagini venne strappato e rubato, per poi essere ritrovato in un campo poco distante) a entrare nella gioielleria e mettere a segno il colpo sono stati in tre, ma una donna (tra gli arrestati, convivente di un altro del trio finito in manette nel Milanese) stava facendo da palo. Pensavano che i loro movimenti non fossero stati notati, in un centro cittadino piuttosto tranquillo. Le forze dell'ordine hanno invece evidenziato come la collaborazione attiva di alcuni cittadini abbia dato una grossa spinta alle indagini: alcuni hanno assistito alla scena, in due sono riusciti a fotografare l'auto utilizzata dai rapinatori in fuga, una Citroen Xsara di proprietà della figlia della 68enne arrestata. Un'altra signora ha fornito una descrizione fisica piuttosto dettagliata del "palo". A terra i militari sequestrarono anche la pistola finta utilizzata per minacciare Simionato.

L'ARRESTO DEL BOSS - VIDEO

Secondo gli inquirenti il sodalizio stava già per entrare in azione: nel corso delle indagini l'Arma ha accertato che la banda aveva già effettuato sopralluoghi nei confronti di altri obiettivi tra la Lombardia e il Piemonte. La banda aveva localizzato tre colpi nei giorni seguenti a Casale Monferrato, Lodi e Ponte San Pietro in provincia di Bergamo, rapina prevista proprio sabato. Ventiquattr'ore prima sono scattate le manette.

IL FILMATO DELLA RAPINA

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