Arrestati i rapinatori della fuga con pistola in pugno per la strada principale di Dolo

Due banditi legarono la titolare dell'oreficeria "Ciach" nell'ottobre scorso. Furono rincorsi da due adolescenti, se ne liberarono con la minaccia dell'arma. Rintracciati anche due complici

Erano scappati a piedi, pistola in pugno, sulla strada principale di Dolo. Davanti a loro c'era chi stava aspettando l'autobus alla fermata e chi, con coraggio, ha cercato di rincorrerli trovandosi puntata contro l'arma. Sono stati arrestati gli autori della rapina perpetrata il 13 ottobre scorso ai danni dell'oreficeria/orologeria "Ciach" di via Mazzini a Dolo: le manette sono scattate ai polsi di quattro persone all'alba di sabato nelle province di Brindisi e Lecce, ad opera dei carabinieri del Nucleo investigativo di Venezia con il supporto del personale del Comando provinciale carabinieri di Brindisi. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal Gip del Tribunale di Venezia Roberta Marchiori su richiesta del Pm Giorgio Gava.

VIDEO: Le immagini dell'irruzione armata

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Operazione "Gold River"

Gli arresti arrivano al termine dell'operazione "Gold River". In carcere sono finite quattro persone residenti nelle province di Brindisi e Lecce, già note alle forze dell'ordine. Sono F.A., 39enne, L.P., 34 enne, U.U., 32enne, M.C., 57 enne. "Preferisco non commentare la notizia - dichiara Elena Canova, la donna che finì sotto tiro della pistola - sono cose personali".

La rapina

Al tempo due criminali entrarono nell'esercizio spacciandosi per normali clienti, dopodiché uno di loro tirò fuori la pistola (una Smith & Wesson) e la utilizzò per minacciare i presenti. La titolare del negozio, 53enne, e un tecnico specializzato in manutenzione d'orologi, 76enne, vennero legati con i polsi dietro la schiena tramite fascette e fatti sdraiare. Il bandito disarmato mise un braccio attorno al collo della donna per trascinarla a terra. Uno dei rapinatori svuotò con un braccio quanto contenuto in un espositore e mise tutto in due borsoni. Riuscirono a impossessarsi di gioielli e orologi per un valore attorno ai 45mila euro.

Il coraggio di due adolescenti

I carabinieri hanno evidenziato il coraggio dimostrato da due sedicennni che si trovavano a pochi metri dal punto della rapina. Attirati dalle urla, si sono affacciati e sono andati di fronte alla gioielleria per capire cosa stava accadendo: si sono resi conto che c'erano i delinquenti all'interno, hanno subito chiamato il 112 e spiegato all'operatore ciò che vedevano. Dopodiché hanno aspettato l'uscita dei rapinatori e si sono messi al loro inseguimento, desistendo solo quando si sono visti la pistola puntata contro. Il coraggio dei ragazzi sarà premiato: sarà fatta segnalazione al prefetto per una benemerenza formale nei loro confronti.

"Li ho rincorsi, ma mi hanno minacciato con l'arma"

Maresciallo all'inseguimento in bici

Negli istanti immediatamente successivi è giunta sul posto una pattuglia della tenenza dei carabinieri di Dolo. Il maresciallo, avvertito dai testimoni che i malviventi avevano imboccato a piedi uno stretto vicolo, si è messo sulle loro tracce con una bicicletta prestatagli da un passante e, lungo il tragitto, ha incontrato i due ragazzi. Sono stati loro a riferirgli di una Fiat Punto di colore blu, utilizzata da uno dei due rapinatori. Il maresciallo ha incrociato il veicolo subito dopo in via Dauli: l'uomo alla guida, alla vista del carabiniere, ha innestato la retro per allontanarsi. Il maresciallo è comunque riuscito ad annotarsi parte della targa (poi individuata interamente grazie alle telecamere di videosorveglianza in zona).

Gli errori dei rapinatori

Come visto, il raid fu contraddistinto da alcuni errori: in primis i due agirono a volto scoperto, permettendo eventuali riconoscimenti anche grazie a telecamere di sorveglianza. Dopodiché, la macchina fu facilmente individuata grazie alle testimonianze e alle telecamere. Nella fuga lasciarono a terra in una corte interna dei guanti da giardiniere poi analizzati in laboratorio in cerca di tracce biologiche. Mentre l'arma fu trovata un paio di settimane più tardi, durante un normale controllo della polstrada: uno dei membri della banda venne fermato alla guida e trovato in possesso della pistola, quindi arrestato per detenzione illegale.

Complici e sopralluoghi

Partendo dal conducente del veicolo, e attraverso le successive indagini, è stato possibile raccogliere gli indizi per l’identificazione dei due autori materiali della rapina e di due complici, che avevano funzione di appoggio operativo e logistico: avevano compiuto un sopralluogo preliminare sull’obiettivo e hanno agevolato la fuga degli autori (uno è fuggito a piedi, l'altro sulla Punto guidata dai complici), oltre ad avere il compito di ricettare la refurtiva. È stato accertato che tutti gli indagati, subito dopo la rapina, hanno fatto rientro in Puglia, dove i preziosi sarebbero stati rivenduti. Gli arrestati sono stati portati in carcere, a Brindisi e Lecce.

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