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Cronaca Santa Croce / Isola del Tronchetto

Rapine, coltellate e "pizzo": sgominato il clan bengalese del Tronchetto

Sette le persone arrestate e due raggiunte da divieto di dimora a Venezia. Tra i commercianti si era costituito una sorta di "cartello" che controllava con rapine e violenza i "nuovi" colleghi

Si comportavano da boss, senza alcun ritegno per quelli che consideravano loro sottoposti. La zona del Tronchetto, come ha sottolineato anche il procuratore capo Luigi Delpino, torna ancora una volta alla ribalta per fatti di criminalità. Stavolta a finire nel mirino dellal squadra mobile è stato una sorta di "cartello" costituito da alcuni commercianti bengalesi.

Coloro che per primi sono arrivati nella città lagunare e hanno rilevato le attività da italiani. Per questo pensavano di detenere il potere il potere e di poter controllare il mercato della zona, caratterizzato ogni giorno da un ingente flusso di crocieristi in cerca di souvenir. Al limite, se qualcuno si ribellava, si usava la violenza.

Come il 20 agosto 2012, quando un uomo e una donna, titolari di tre box di vendita, sono stati brutalmente aggrediti da una spedizione punitiva di connazionali. La donna è stata presa a sprangate, riportando una prognosi di venti giorni, l'uomo, invece, è stato accoltellato. Per allontanare i sospetti da loro cinque giorni più tardi gli stessi autori del pestaggio si sono presentati in questura per affermare di essere stati vittima di reato.

La realtà, invece, era contraria. Per questo tutti e sette gli aggressori sono stati arrestati e dovranno rispondere, oltre che delle violenze, anche di calunnia. Per altre due persone, invece, è stato disposto il divieto di dimora nel Comune di Venezia. Se c'era chi si rifiutava di pagare il pizzo (che costituiva in una percentuale sugli introiti) o mancava di favorire le bancarelle dei "capi" era oggetto di intimidazioni.

O anche di rapina. Come il 24 marzo 2011, quando vennero trafugati con la forza 3mila euro a un commerciante. L'ultimo episodio venuto alla luce si è verificato solo pochi mesi fa, l'11 novembre 2012, quando a un commerciante bengalese vennero rapinati altri 3.500 euro. Se la violenza non bastava, allora gli indagati facevano valere la propria "forza economica", contattando i fornitori e offrendo a volte tre volte tanto quello che potevano spendere i connazionali rivali. Togliendo "ossigeno" alle attività che non volevano uniformarsi alla loro legge.

Gli investigatori, grazie anche a un'attività tradizionale costituita da appostamenti e controllo dei filmati di sorveglianza, mano a mano hanno fatto luce sulla serie di episodi violenti, collegandoli uno a uno e scoperchiando il calderone. 

"Sono contenta che gli italiani ci hanno fatto questo favore - spiega una delle commercianti bengalesi picchiate durante un raid - loro non vogliono che tu lavori qua se non li paghi. Mi hanno picchiato. Anche mio marito. A lui hanno rubato il portafoglio tre volte. Ora siamo tranquilli, finalmente".

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