Cronaca

Nel lusso con le truffe: l'ultima da mezzo milione ai danni di un veneziano

Sgominata banda di sinti che prendeva di mira uomini d'affari: in terra lagunare arrestato Romeo Hudorovic, 37enne, e cinque indagati oggetto di perquisizioni. Sequestri di beni per 8 milioni

Le macchine di lusso sequestrate

Si presentavano come ricchi imprenditori dell'Est Europa o del Medio Oriente. Con auto di lusso, ville sul Lago di Garda, quadri e altri oggetti di valore. Un piccolo particolare però: erano nullatenenti. Una vasta operazione denominata "Derrick" coordinata dalla squadra mobile della questura di Brescia ha portato all'azzeramento di una banda di cittadini italiani di etnia sinta che coinvolgeva imprenditori in cambi di banconote, per poi tenersi i soldi e minacciare il malcapitato di turno. All'alba sono stati eseguiti otto arresti, perquisizioni e sequestri di beni per circa otto milioni di euro. Sarebbero indagate un'altra ventina di persone.

L'onda lunga dell'operazione è arrivata fino a qui, nel Veneziano, dove è finito in manette Romeo Hudorovic, 37enne detto "Manuele", considerato il referente veneto dell'organizzazione. Sul territorio lagunare ci sarebbero anche altri cinque indagati, oggetto di perquisizioni. Nella "rete" della banda sono finiti alcuni imprenditori attivi soprattutto nel settore immobiliare ed edile tra Venezia città e lo Jesolano. L'ultima truffa, dell'importo di 500mila euro, avvenuta a febbraio 2012, è stata perpetrata proprio ai danni di un uomo d'affari nel settore alberghiero sulla cinquantina del centro storico lagunare ma con ramificazioni lavorative a Jesolo.

Il modus operandi era semplice: gli arrestati cercavano le loro vittime attraverso gli annunci sui giornali. Si presentavano agli imprenditori come facoltosi "colleghi" esteri e proponevano dei cambi di banconote o dei cambi di valuta. Offrivano la possibilità di cambiare banconote di grosso taglio con altre di taglio inferiore, per esempio, assicurando un guadagno del 15 o del 20%. Si mostravano anche interessati all'acquisto dei macchinari industriali, delle auto di lusso, delle ville o degli alberghi di turno, facendo credere di essere degli uomini d'affari russi o degli Emirati Arabi con le tasche zeppe di liquidi.

 

Quando "il pesce abboccava" veniva invitato in una delle ville di loro proprietà sul Lago di Garda (ora poste sotto sequestro tra gli applausi dei residenti vicini), all'atto dello scambio, però, alla vittima veniva consegnata una valigetta piena di cartastraccia. Dopodiché si passava alle minacce fisiche e psicologiche. Veniva detto che in verità erano dei criminali e che quei soldi erano frutto di rapine a furgoni portavalori. Se ciò non bastava il malcapitato veniva minacciato di morte, intimandogli di non denunciare nulla alla polizia.

Gli imprenditori, in verità, avevano anche un secondo motivo per non spifferare tutto alle forze dell'ordine: i soldi oggetto dello scambio, infatti, con ogni probabilità erano "in nero", quindi si trovavano in una posizione di debolezza ed erano ricattabili. Il veneziano caduto in trappola a febbraio scorso non avrebbe infatti detto nulla di quanto gli era successo.

 

Romeo Hudorovic, che all'inizio risiedeva nel vecchio campo sinti di via Vallenari, ai tempi del "trasferimento" in quello di via del Granturco a Favaro di tre anni fa si era rifiutato di andare a vivere lì, dove invece aveva residenza la moglie. La sua scelta sarebbe stata quella di acquistare un piccolo appezzamento agricolo in via Bosco Costa a Dese, dove stamattina all'alba è finito in manette. in cui avrebbe iniziato a "lavorare" per l'organizzazione disarticolata dalla polizia. Il 37enne Arresti di sinti a Brescia: truffe e rapine agli imprenditori
dovrà rispondere di associazione a delinquere
finalizzata a truffe, furti e rapine.

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