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L'arsenale sequestrato alla banda

L'arsenale sequestrato alla banda

Attentati contro politici e questure, da noi tentacoli del terrorismo nero

I Ros de L'Aquila hanno arrestato lunedì 14 persone per associazione con fini di terrorismo. In manette anche un 30enne originario di Mirano

Volevano uccidere politici senza scorta e perpetrare attentati contro questure, prefetture e sedi di Equitalia per minare la stabilità dello Stato. Dopodiché, dopo aver preparato il terreno, avevano in mente di presentarsi con un partito politico alle elezioni. Quattordici persone della galassia neofascista sono state arrestate dai Ros de L'Aquila con l'accusa di associazione a delinquere con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico. Un gruppo disarticolato che avrebbe avuto propaggini non solo nelle principali città italiane (tra cui Milano, Roma, Torino, Napoli), ma anche nel Veneziano, nel Padovano e in Friuli.

In manette, infatti, è finito anche un 30enne, M.P., (ora ai domiciliari) giovane originario di Mirano e residente a Piombino Dese. Deve rispondere degli stessi reati contestati agli altri personaggi finiti nell'inchiesta. I contatti con i complici di questo presunto piano eversivo avvenivano prevalentemente per via telematica, sfruttando i social network. E' da lì, con ogni probabilità, che gli inquirenti sono riusciti a incunearsi scoperchiando il calderone. Tra i numerosi indagati, non raggiunti da ordinanza di custodia cautelare, anche un 60enne del Rodigino. Nei suoi confronti una perquisizione nel territorio di Castelmassa. In carcere si trova invece M.G.C., 57enne, nata a Venezia e residente nel Torinese. Si tratterebbe di un personaggio di spicco dell'organizzazione, con il compito cruciale di intercettare nuovi possibili simpatizzanti su Facebook. Era lei che aveva in mano gran parte della gestione degli strumenti social del gruppo. Tra gli indagati invece c'è anche G.A., un 38enne goriziano ma residente a Mestre.

Ai 14 arrestati è stata contestata anche l'associazione finalizzata all'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Le indagini sono iniziate nel 2013 e avrebbero scoperchiato le attività di un sodalizio clandestino chiamato "Avanguardia Ordinovista" che secondo i magistrati si sarebbe richiamato agli ideali del movimento politico neofascista "Ordine Nuovo", creato da Pino Rauti. Una organizzazione sciolta il 21 novembre 1973 quando trenta dirigenti vennero condannati per "ricostituzione del Partito Nazionale Fascista".

La strategia di "Avanguardia Ordinovista" guardava lontano: minare la stabilità sociale attraverso il compimento di atti violenti nei confronti di obiettivi istituzionali, attaccando di conseguenza direttamente lo Stato. Nello stesso tempo utilizzare i social network come strumento di propaganda eversiva (attraverso anche un gruppo visibile da tutti). Infine presentarsi alle elezioni con un partito politico. Il gruppo si stava già muovendo: i carabinieri del Ros avrebbero documentato ripetuti tentativi degli indagati di reperire armi tramite una rapina già pianificata nei confronti di un collezionista o attraverso approvvigionamenti all'estero, soprattutto in Slovenia. Trattative vennero organizzate a cavallo tra la provincia di Trieste e Nova Gorica. "Era comunque un sodalizio che aveva una connotazione strettamente clandestina", ha dichiarato il generale Mario Parente, comandante dei Ros.

RUTILIO SERMONTI - Quasi come filo "nero" tra il passato e il presente, tra gli indagati spicca il nome di Rutilio Sermonti, scrittore e artista, uno degli intellettuali più noti dell'estrema destra e, soprattutto, già appartenente al movimento "Ordine Nuovo". Era lui, secondo gli inquirenti, a fornire "sostegno ideologico alla struttura". In pratica, dalla sua mente sarebbe stato partorito lo "Statuto della Repubblica dell'Italia Unita", una sorta di nuova Costituzione che si rifarebbe chiaramente agli ideali fascisti.

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