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Rapine in gioielleria con sequestri, banda di trasfertisti in manette

I carabinieri hanno arrestato due criminali provenienti dalla Campania. Erano soliti assaltare con pistole. Sceglievano commercianti anziani

Colpi pesanti e violenti, che hanno fruttato alla banda in un caso anche 180mila euro. Criminali specializzati in assalti a mano armata in gioiellerie, non disdegnando nemmeno il sequestro dei titolari dell’attività per avere campo libero e portare a termine le loro incursioni. Ora la loro carriera criminale è stata stroncata dall’operazione dei carabinieri del nucleo investigativo di Venezia, che nella notte tra venerdì e sabato hanno dato esecuzione, con la collaborazione dei colleghi campani, all’ordinanza di custodia cautelare a carico degli ultimi due componenti del sodalizio: sono finiti in carcere N.C., 68 anni di Napoli e V.C., 60 anni di Pozzuoli (Napoli), arresti che vanno ad aggiungersi a quelli eseguiti in marzo nei confronti di altri quattro banditi appartenenti allo stesso gruppo, bloccati tra Bergamo e Milano. In quel caso i militari dell'Arma arrivarono a loro dopo una rapina con sequestro perpetrata allla gioielleria Simionato, a Stra. Finì ai domiciliari anche il "boss" della banda, che figura tra le due persone trasferite in carcere poche ore fa. Ai due vengono attribuite almeno tre rapine a mano armata eseguite a San Donà di Piave e in provincia di Udine, nel capoluogo e a Tarvisio.

I due, e in generale tutti i componenti del sodalizio, agivano in modo "scientifico" oltre che particolarmente aggressivo: in una prima fase eseguivano sopralluoghi ai possibili bersagli, verificando la presenza di sistemi di videosorveglianza e informandosi sull’età di proprietari e personale. Cercavano di scegliere esercizi con titolari anziani, quindi con minore capacità di difesa. Ne studiavano le abitudini, in alcuni casi ne carpivano la fiducia facendo dei regolari acquisti qualche giorno prima della data programmata per il colpo. Infine entravano in azione armati di pistola, neutralizzavano con decisione le persone presenti nell’attività e trafugavano i preziosi. Aspettavano gli orari vicini alla chiusura, in modo da trovare meno persone all'interno.

Le indagini sono partite dagli elementi raccolti in seguito alla rapina in gioielleria a Stra del 3 gennaio scorso: grazie alla collaborazione con i carabinieri di Napoli e Udine, oltre che agli accertamenti scientifici elaborati dal Ris di Parma, gli investigatori sono riusciti ad attribuire ai sospetti tre rapine avvenute il 26 novembre 2010 da “Oro&Logi” Udine, l'8 marzo 2012 a Tarvisio da “Piussi” e il 15 giugno 2012 a San Donà (al negozio "Lo Scrigno", dietro al Duomo). Particolarmente violenti gli episodi avvenuti in Friuli, tanto che a Tarvisio si è temuto per la vita del gioielliere, finito per alcuni giorni in ospedale. In quel caso il colpo era stato da ko: 180mila euro il bottino, mentre la rapina nel capoluogo di provincia aveva fruttato ai banditi circa 30mila euro. Ma potrebbe non essere finita qua: i carabinieri stanno lavorando su altri quattro colpi, tutti perpetrati nel Nord Italia. E' stata  ricostruita l'attività della banda almeno fino al 2010, ma non è escluso che possa aver iniziato a operare anche prima. Al momento degli arresti per la rapina di Stra il gruppo stava per entrare in azione in altri tre obiettivi a Casale Monferrato, Ponte San Pietro e Lodi. Di più: al tempo, intercettato, uno degli arrestati odierni si era dichiarato "disponibile a salire". Trasfertisti in piena regola: raggiungevano il Nordest dalla Campania solo per il tempo necessario a perpetrare le rapine, dopodiché tornavano alla base.

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