Cronaca Via Padova

"Raccogli i soldi, aiuto l'amico che ha tentato di uccidere la moglie"

Un 39enne delle Marche cercava il necessario per la fuga del 46enne che ha dato fuoco alla moglie a Vigonovo. Sono arrivate le manette

I soldi erano pronti. Ancora qualche ora e il 46enne di nazionalità cinese che aveva dato fuoco alla moglie sarebbe espatriato. Portando con sé quell'orrenda aggressione che ha sconvolto un paese intero: Vigonovo. In cui vive una comunità di cinesi molto numerosa e pressoché impenetrabile. Questa la realtà in cui si sono trovati a lavorare i carabinieri del nucleo investigativo di Venezia. Pochi gli elementi certi: i militari della stazione di Vigonovo domenica 20 ottobre, poco tempo dopo l'aggressione a suon di mastice industriale sul volto della malcapitata e fiamme, erano venuti a sapere che il fuggiasco (a piedi, incensurato, senza telefono cellulare) aveva una sorella a Firenze e alcune amicizie a Civitanova Marche.

I carabinieri sapevano che il 46enne aveva bisogno di appoggi. Uno importante lo trova in un amico residente in terra marchigiana: si tratta di un 39enne connazionale. Come riportano i quotidiani locali, è lui a farsi in quattro per raccogliere i soldi che sarebbero stati necessari all'aggressore per tornare in patria. A un certo punto, però, l'intercettazione cruciale: il 39enne telefona alla moglie in Cina dicendole di raccogliere tutti i soldi possibili. Deve aiutare un amico che aveva tentato di uccidere la moglie. Era la svolta che gli inquirenti cercavano. L'uomo viene seguito e intercettato.

Sabato scatta l’ultimo pedinamento. Le forze dell'ordine vedono il loro uomo salire assieme a un altro connazionale a bordo di una Bmw. Si trovano a Monte Cosaro, in provincia di Macerata. Con sé i soldi per la fuga. Verso le 17.30 la Bmw si ferma a Campi Bisenzio, poco lontano da Firenze. Lì scatta il blitz. Decine di carabinieri circondano l'auto e fanno scendere gli occupanti (l'uomo alla guida verrà denunciato per favoreggiamento e non è chiaro se fosse a conoscenza del motivo di quel viaggio). Nello stesso tempo i carabinieri entrano anche nel laboratorio di borse fiorentino dove lavora la sorella del fuggiasco. Infine si sono strette le manette attorno ai polsi del "quasi" omicida, fermato in un appartamento della periferia di Firenza. Non una parola. Sapeva ciò che i carabinieri erano venuti a fare.

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