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Di nuovo la "cricca" del Mose: arrestato dirigente della Regione, indagati anche Chisso e Conta

Tre le ordinanze di custodia eseguite dalla Finanza martedì: nei guai anche un imprenditore e un professionista. In tutto sono 21 gli indagati

"Questo era l'andazzo". E' il sintetico commento del dirigente del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Venezia, tenente colonnello Roberto Ribaudo, a chi gli chiedeva se l'ennesimo terremoto che scuote la Regione Veneto interessasse anche il Mose. Arriva subito un no netto, ma l'arresto di Fabio Fior, 57enne originario di Noale ma residente a Padova, conferma come per alcuni anni a palazzo Balbi (che in questo caso è assolutamente parte lesa) venissero gestite le assegnazioni di appalti e lavori. Un "filo diretto" con il Consorzio Venezia Nuova cui l'arrestato era riuscito ad adeguarsi, lui che deteneva molteplici incarichi nella procedura per il rilascio delle autorizzazioni di intervento ambientale concernenti le aree per la concentrazione dei rifiuti: era membro della commissione Via (Valutazione Impatto Ambientale) e della Commissione Tecnica Regionale all’Ambiente. Capendo l'aria che tirava sarebbe quindi riuscito a lucrare una montagna di soldi, pare sette milioni di euro. Ma le cinquanta perquisizioni che sono state portate a termine martedì mattina dalle fiamme gialle potrebbero portare ulteriore linfa alle indagini.

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L'operazione "Buondì", dunque, ha portato agli arresti domiciliari Fior, mentre due suoi complici, un imprenditore e un commercialista, sono stati sottoposti all'obbligo di dimora. Erano i prestanome di alcune società che si appoggiavano a una fiduciaria svizzera riconducibile a Fior. Era lì dove finivano i soldi, in pratica. E infatti gli inquirenti hanno documentato diversi viaggio nel Paese elvetico di alcuni indagati. Indagato pure il commercialista che materialmente ha messo in piedi la fiduciaria stessa.

Il meccanismo, secondo i finanzieri, era piuttosto semplice. E già nei mesi scorsi era stato svelato, tanto che il dirigente era stato sospeso dalle proprie mansioni a Palazzo Balbi per sei mesi, salvo poi essere reintegrato in altro ufficio (sempre però occupandosi di lavori pubblici). L'arrestato (che deve rispondere di peculato, malversazione a danno dello Stato, abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico), riusciva a farsi nominare collaudatore delle varie opere, in alcuni casi dichiarando di non avere incompatibilità con tale incarico (in soldoni senza avvertire la Regione che aveva interessi nelle società "arbitro"), in altri tacendo alla Regione di svolgere incarichi del genere. In questo modo le società potevano contare su passaggi agevolati di assegnazione dei contratti di controllo, altrimenti impossibili da ottenere in un mercato davvero libero. In questo senso sono stati sottoposti a misura cautelare anche gli altri due indagati: sarebbero state le "teste di legno" di cui Fior si serviva per controllare le società specializzate in questo tipo di certificazioni. Già alcuni mesi fa, dunque, le imprese finite nel mirino hanno pagato circa due milioni di euro all'erario per mancata comunicazione dei compensi e per conferimenti di collaudi senza autorizzazione.

Ora il secondo round, che vede indagati anche gli ex assessori regionali Giancarlo Conta e Renato Chisso e gli ex magistrati alle Acque Maria Giovanna Piva e Patrizio Cuccioletta. Per tutti il reato è di abuso d'ufficio, al pari di un dirigente del Servizio Informativo del Consorzio Venezia Nuova che sarebbe secondo la Finanza stato in grado di pilotare le assegnazioni di due appalti importanti: l'affidamento diretto (niente gara) dell’esecuzione dei lavori di telerilevamento delle discariche abusive presenti nel territorio veneto e la certificazione ambientale di otto comuni rivieraschi del Garda, lavori finanziati con fondi regionali dell’Assessorato all’Ambiente e assegnati al Magistrato alle Acque di Venezia per l’individuazione del soggetto esecutore. Il Magistrato alle Acque (ufficio retto all’epoca da Maria Giovanna Piva e, successivamente, da Patrizio Cuccioletta, entrambi indagati per abuso d’ufficio) ha affidato l’incarico direttamente al Sistema Informativo del Consorzio Venezia Nuova, aggirando la normativa sugli appalti. Qui si "annidava" il funzionario infedele, in grado di assegnare i lavori di telerilevamento per 2,5 milioni di euro a una società riconducibile sempre al dirigente regionale e ai suoi sodali. Il dirigente del Servizio Informativo è indagato anche per l'assegnazione di lavori a un'azienda di cui era socia la compagna con il proprio figlio. Proprio in ciò trovava il suo tornaconto: "alleando" le aziende di Fior con quella di cui era legale rappresentante il figlio della compagna. La Regione non ha invece sborsato il denaro relativo alla certificazione ambientale dei comuni rivieraschi del Garda perché le società riconducibili all'accusato non hanno fornito sufficiente documentazione giustificativa delle spese sostenute. Chisso è quindi indagato per aver stipulato il primo accordo di programma sui lavori di telerilevamento con il Consorzio Venezia Nuova, sancendo l'affidamento del progetto al Sistema Informatiivo del Cvn. Conta, invece, il successore di Chisso, per avere stipulato un accordo di programma nel 2009 con l'ex sindaco di Torri del Benaco per l'affidamento ancora al Sistema Informativo di un progetto di protezione e riqualificazione ambientale dei comuni rivieraschi del lago di Garda. Quindi Regione, Mav, Cvn e poi le imprese riconducibili a Fior. Questa la catena su cui gli investigatori hanno cercato di fare luce.

Due ex sindaci sono invece indagati (gli ex primi cittadini di Sant'Urbano e di Piacenza D'Adige, nel Padovano) nell'ambito del progetto di riforestazione di una discarica di quel territorio attraverso l’istituzione di un fondo pubblico regionale, alimentato da parte della tassa sui rifiuti di alcuni comuni limitrofi alla discarica, che avrebbe dovuto essere gestito direttamente dal Comune di Sant’Urbano. Anche in questo caso il denaro del fondo è stato attribuito - attraverso un incarico fatto avere direttamente ad una società creata ad hoc e riconducibile sempre allo stesso individuo, che ha ricevuto complessivamente cinque milioni di euro in virtù di una convenzione con le amministrazioni locali, in particolare col Comune di Sant’Urbano: le opere di forestazione sono iniziate e subito abbandonate e, a fronte di ciò, la Regione Veneto - cooperando di fatto con le Fiamme Gialle di Venezia - ha aperto un contenzioso con la società, tuttora in corso, ottenendo la restituzione di oltre tre milioni di fondi indebitamente percepiti. Naturalmente a coprire il fatto che gli interventi non venivano in verità eseguiti ci sarebbero state una serie di fatture false che invece affermavano il contrario. I due ex sindaci sono indagati per la costituzione di un'azienda di cui erano titolari che aveva ottenuto la gestione del fondo e del progetto. Poi i soldi finivano a un'altra società di cui era socio occulto Fior (con altri tre complici), ma i lavori sono stati eseguiti solo in minima parte. La prima "tranche" dei pagamenti è scattata nel 2006, l'ultima nel 2010.

PARLA IL TENENTE COLONNELLO ROBERTO RIBAUDO

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