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Mose ancora con l'acqua alla gola: arrestati Orsoni e Chisso. Richiesta per Galan: "Tangentopoli in laguna"

Clamorosa svolta nell'inchiesta sul Mose. Manette per 35 persone, tra cui imprenditori e alti gradi delle fiamme gialle. Finanziamento illecito ai partiti per cifre da capogiro: "Non hanno imparato nulla dal passato"

Tangenti e corruzione. Stavolta il bubbone esplode in laguna. Ed è una deflagrazione molto potente, destinata con ogni probabilità a cambiare gli scenari politici che da anni contraddistinguevano tutta la Regione. Quello è il futuro, e servirà avere pazienza per decriptarlo. Di certo, però, oggi è sul passato anche recente su cui si punta l'attenzione. Un passato contraddistinto da ombre molto lunghe che hanno attorniato il "sistema Mose", com'è stato ribattezzato a suo tempo. La notizia dell'arresto del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni (ORA IL DILEMMA: DIMISSIONI O NO?), ai domiciliari per il reato di finanziamento illecito ai partiti durante la campagna elettorale del 2010 (GLI VENGONO CONTESTATI CIRCA 500MILA EURO IRREGOLARI - TUTTI I DETTAGLI), si è sparsa subito in città. Il giorno seguente, poi, il prefetto Domenico Cuttaia ha sospeso il primo cittadino dalle proprie cariche (TUTTI I DETTAGLI). Un terremoto che in maniera traversale colpisce partiti di centro-sinistra ma anche di centro-destra, con la richiesta di arresto dell'onorevole (ex governatore del Veneto ed ex ministro) Giancarlo Galan e l'arresto dell'assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso (ZAIA GLI HA RITIRATO LE DELEGHE, MA NIENTE DIMISSIONI DEL GOVERNATORE).

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"E' come tangentopoli vent'anni fa - ha dichiarato il sostituto procuratore Carlo Nordio - anche alcuni personaggi sono gli stessi. Solo che stavolta i metodi sono più complessi". A decriptarli ci ha pensato il nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, scovando, secondo la Procura, 25 milioni di euro in fondi neri. Di cui 9,5 restituiti in passato dalle società coinvolte per chiudere le vertenze tributarie. Erano state costituite delle cartiere ad hoc (come già accertato ai tempi degli arresti dell'ex amministratore delegato della Mantovani Piergiorgio Baita) per determinare delle sovrafatturazioni. In modo poi da creare dei soldi (tanti soldi) utilizzati per oliare le persone giuste che occupavano i posti di potere giusti.

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Schermature e società di facciata servivano per portare i fondi all'estero, specie in Svizzera e a San Marino. Il denaro veniva fatto circolare attraverso falsi contratti di consulenza, partecipazioni ad utili delle società che facevano i lavori a persone di fiducia di soggetti terzi, false fatturazioni per prestazioni mai eseguite e finanziamento illecito, sul fronte della politica, mediante ulteriori false fatture. Tra i reati contestati, dunque, corruzione, finanziamento illecito ai partiti, millantato credito e favoreggiamento personale. In tre ambiti sono stati avvicinate persone con ruoli pubblici: la costruzione del Mose, opere in project financing (su questo gli inquirenti non hanno voluto fornire ulteriori dettagli, ma nel mirino pare ci sia la costruzione della terza corsia della tangenziale di Mestre e un collaudo del Passante) e singoli episodi specifici. 

FINANZIAMENTI ILLECITI - "Abbiamo delle prove schiaccianti in mano. Prove documentali su cui gli arrestati ci renderanno conto durante gli interrogatori", ha dichiarato il procuratore Nordio. Politica ed economia: sempre a braccetto. Nell'ordinanza di custodia cautelare (le richieste d'arresto della Procura erano arrivate sulla scrivania del gip nel dicembre scorso) si contesterebbe un finanziamento illecito alla campagna elettorale di Giorgio Orsoni per oltre 500mila euro (il reato è stato specificato si configura solamente nel caso in cui chi prende i soldi è consapevole della loro provenienza illecita). Identica accusa anche per l'europarlamentare di Forza Italia Lia Sartori, per cui il finanziamento illecito sarebbe di circa 200mila euro. Mezzo milione di euro avrebbero "oliato", sempre secondo il gip, la campagna elettorale del consigliere regionale del Partito Democratico Giampietro Marchese.

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GALAN E CHISSO - Per quanto riguarda Galan, verrebbe contestata una tangente da 250mila euro consegnata da Baita al Laguna Palace direttamente nelle mani dell'ex governatore del Veneto. Di più. Gli sarebbero stati pagati anche i lavori di sistemazione della villa di Cinto Euganeo per circa un milione di euro. E' l'ex amministratore delegato della Mantovani a spiegare durante un interrogatorio che ha "pagato attraverso incarichi (a chi ha redatto il progetto, ndr). mi è stato chiesto dal governatore Galan di provvedere sennò i lavori si fermavano". E una mazzetta da 250mila euro gli sarebbe stata consegnata dall'ex segretaria Claudia Minutillo all'hotel Santa Chiara nel 2005. Non solo. Per intascarsi gli utili degli appalti Giancarlo Galan e Renato Chisso avrebbero deciso di "partecipare" agli introiti di una ditta impegnata nei lavori del Mose e dell'orbita della Mantovani diventandone soci occulti. Galan è indagato dalla Procura di Venezia, dunque, con l'accusa di aver ricevuto fondi illeciti per almeno 800mila euro dal Consorzio Venezia Nuova. Le mazzette, da fondi neri realizzati dal Consorzio e dalle società che agivano in esso, risalirebbero agli anni tra il 2005 e il 2008 e il 2012. L'assessore regionale Renato Chisso, invece, avrebbe addirittura ricevuto soldi sporchi per circa 200mila euro all'anno per un decennio. Servivano per ottenere i permessi regionali. Percorso inverso per un milione di euro all'anno, invece, finiti a quanto pare nelle tasche di Galan. E Galan a sua volta avrebbe ricevuto tramite Chisso un milione di euro all'anno dal Consorzio Venezia Nuova per il proprio placet al Mose. I soldi, però, avrebbero anche raggiunto Roma: 500mila euro sarebbero stati consegnati dall'ex presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati all'ex consigliere di Giulio Tremonti Marco Milanese per sbloccare i fondi del Cipe.

MAGISTRATI ALLE ACQUE "A LIBRO PAGA" - I due presidenti del Magistrato alle Acque, Patrizio Cuccioletta e Maria Giovanna Piva, sarebbero stati a libro paga del Consorzio con 400 mila euro l'anno. In modo da non ostacolare la costruzione del sistema di dighe mobili. Ad aprire un pertugio alle indagini, in questo senso si è rivelato prezioso il computer di una vice direttrice tecnica del Consorzio Venezia Nuova. All'interno file e documenti apparentemente riconducibili al Magistrato alle Acque. E' stata trovata anche la lettera, predisposta senza data, che l'allora magistrato alle acque inviò nel 2004 al Consorzio Venezia Nuova per ufficializzare un nuovo contratto con una riduzione media di spesa lavori del 12,5%. Secondo il gip c'erano altre centinaia di documenti redatti da dipendenti del Consorzio Venezia Nuova ma riconducibili poi al Magistrato alle acque. Ruolo che avrebbe dovuto essere da "arbitro". "Erano pagamenti necessari a un fabbisogno sistemico", ha spiegato interrogato agli inquirenti l'ex amministratore delegato della Mantovani Piergiorgio Baita. Giovanni Mazzacurati, ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, a un certo punto avrebbe espresso disappunto per il poco sostegno ricevuto dopo che grazie al suo aiuto sarebbe stata pilotata l'assegnazione di un collaudo del Passante di Mestre. Negli anni precedenti invece sarebbe stata assunta nel Cvn la figlia dell'ex magistrato alle acque Patrizio Cuccioletta, che poteva contare su uno stipendio extra da 400mila euro l'anno. Nel corso della sua presidenza, Cuccioletta secondo quanto riportato dalle carte in mano all'accusa, si sarebbe preoccupato anche di trovare lavoro a parenti. La figlia avrebbe così avuto un contratto di consulenza con il Consorzio per un compenso di 27mila euro in un anno, poi e' stata assunta dalla controllata Thetis. Il fratello di Cuccioletta, da parte sua, da quanto si evince, e' stato assunto da Coveco con uno stipendio annuo di 38mila euro sborsati pero' direttamente dal Consorzio di cui l'azienda faceva parte.

Uno "stipendio" tra 300 e 400mila euro sarebbe stato corrisposto anche a un magistrato della Corte dei conti, lievitato tra il 2005 e il 2006 a 600mila euro. L'accusa è di "avere compiuto atti diversi dal suo dovere".

"La Procura di Venezia non ha nessuna intenzione di interferire nei lavori per la realizzazione del Mose", ha dichiarato il procuratore  capo Luigi Delpino, al fianco del procuratore aggiunto Carlo Nordio, che ha sottolineato che "ci sono politici di tutte le parti. Il Mose è un'opera di grande tecnologia che onora il nostro Paese".

LE PRIME NOTIZIE - In tutto sono trentacinque gli arrestati e un centinaio gli indagati per i reati a vario titolo di corruzione, concussione e riciclaggio. Quei fondi neri scoperti durante l'inchiesta che ha portato all'arresto dell'ex ad della Mantovani Giancarlo Baita e quegli appalti pilotati venuti alla luce prima dell'arresto dell' ex presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati, dunque, grazie anche alla collaborazione dei due con i magistrati, sembrano essere serviti per mazzette e tangenti. Il tutto con sullo sfondo il Mose, la grande opera che in questi anni ha mosso cifre enormi. Sequestrati poi circa 40 milioni di euro in beni vari, tra imbarcazioni, appartamenti e altro ancora. Il sindaco Giorgio Orsoni è accusato di finanziamento illecito ai partiti per la sua campagna elettorale.

Tra i 35 arrestati ci sono anche due ex presidenti del magistrato alle acque emanazione del Ministero delle infrastrutture. In carcere sarebbero finiti Patrizio Cuccioletta e Maria Giovanna Piva. Entrambi sarebbero entrati nella vicenda in base - secondo fonti degli inquirenti - a dichiarazioni fatte nel corso dell'inchiesta da parte degli indagati dei vari filoni d'indagine. Nell'elenco degli arrestati anche il consigliere regionale Pd Giampietro Marchese (che si è dimesso dalla carica), il presidente del Coveco, cooperativa impegnata nel progetto Mose, Franco Morbiolo, il generale in pensione Emilio Spaziante, l'amministratore della Palladio Finanziaria spa, Roberto Meneguzzo. C'è anche una richiesta d'arresto per Lia Sartori, europarlamentare. L'accusa è sempre di finanziamento illecito. Arrestato Enzo Casarin, ex sindaco di Martellago, ora dirigente della segreteria di Chisso.

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LE INDAGINI - Gli arresti partono da una inchiesta della guardia di finanza di Venezia avviata circa tre anni fa. Il pool di pm Stefano Ancillotto, Stefano Buccini e Paola Tonino (Dda) avevano scoperto che l'ex manager della Mantovani Giorgio Baita, con il beneplacito del proprio braccio destro Nicolò Buson aveva distratto dei fondi relativi al Mose, le opere di salvaguardia per Venezia, in una serie di fondi neri all'estero. Il denaro, secondo l'accusa, veniva portato da Claudia Minutillo, imprenditrice ed ex segretaria personale di Galan, a San Marino dove i soldi venivano riciclati da William Colombelli grazie alla propria azienda finanziaria Bmc.

Le Fiamme gialle avevano scoperto che almeno 20 milioni di euro, così occultati, erano finiti in conti esteri d'oltre confine e che, probabilmente, erano indirizzati alla politica, circostanza che ha fatto scattare l'operazione di questa mattina all'alba. Dopo questa prima fase, lo stesso pool, coadiuvato sempre dalla Finanza, aveva portato in carcere Giovanni Mazzacurati ai vertici del Consorzio Venezia Nuova (Cvn). Mazzacurati, poi finito ai domiciliari, era stato definito "il grande burattinaio" di tutte le opere relative al Mose.

Indagando su di lui erano spuntate fatture false e presunte bustarelle che hanno portato all'arresto di Pio Savioli e Federico Sutto, rispettivamente consigliere e dipendente di Cvn, e quattro imprenditori che si spartivano i lavori milionari.

GLI ARRESTATI - Questo l'elenco degli arrestati nell'ambito dell'inchiesta su tangenti e corruzione attorno al sistema Mose che ha portato in carcere il sindaco Giorgio Orsoni (accusato però solo di finanziamento illecito) e l'assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso. In manette sono finiti Giovanni Artico, Stefano Boscolo Bacheto, Giangranco detto Flavio Boscolo Contadin, Maria Brotto, Enzo Casarin, Gino Chiarini, Renato Chisso, Patrizio Cuccioletta, Luigi Dal Bordo, Giuseppe Fasiol, Giancarlo Galan (per lui una richiesta al Senato che verrà vagliata da una apposita commissione), Francesco Giordano, Vincenzo Manganaro, Manuele Marrazzi, Giampietro Marchese, Alessandro Mazzi, Roberto Meneguzzo, Franco Morbiolo, Luciano Neri, Maria Giovanna Piva, Emilio Spaziante, Federico Sutto, Stefano Tomarelli, Paolo Venuti.

Ai domiciliari, invece, si trovano Lino Brentan, Alessandro Cicero, Corrado Crialese, Nicola Falconi, Vittorio Giuseppone, Dario Lugato, Giorgio Orsoni, Andrea Rismondo, Lia Sartori (parlamentare Europea), Danilo Turato.

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