Raffica di "truffe dell'incidente" ad anziani, 2 arresti: estorte decine di migliaia di euro

I delinquenti, di Napoli, operavano con il supporto di due complici: nel giro delle 24 ore arrivavano a telefonare a 100/120 potenziali vittime

Truffe ai danni di anziani, almeno undici accertate dai militari dell'Arma. Sono quelle di cui sono accusati G.C., 52enne pluripregiudicato napoletano, e il figlio 29enne, G.M., anch'egli con precedenti alle spalle, arrestati venerdì mattina con la misura cautelare dei domiciliari dai carabinieri della compagnia di Portogruaro, supportati dall'Arma di Napoli. Il duo, con l'appoggio di alcuni complici partenopei, si è reso protagonista negli scorsi mesi della cosiddetta "truffa dell'incidente", con la quale i malviventi fanno credere alle fasce di popolazione più debole che un figlio o un nipote sia stato coinvolto come parte responsabile in un sinistro stradale, e solo una cauzione, da versare ad uno dei truffatori in loco, possa liberare il congiunto di turno. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i malviventi operavano in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Puglia.

VIDEO «Mi hanno detto che mio figlio stava male, non ho più ragionato»

Il modus operandi

Il modus operandi utilizzato dal sodale era sempre lo stesso. Padre e figlio si spostavano anche per diverse centinaia di chilometri lungo tutto lo "stivale" a bordo di automobili a noleggio, in direzione delle città prescelte per mettere in atto i propri loschi affari. Una volta giunti a destinazione, entravano in gioco gli altri due complici, che direttamente dal capoluogo campano effettuavano chiamate con utenze telefoniche intestate a prestanome verso numeri telefonici fissi. In una giornata i "telefonisti" effettuavano almeno un centinaio di chiamate, cercando di convincere gli ignari interlocutori, dopo averli scelti dagli elenchi telefonici. Alla vittima di turno si presentavano come avvocati o marescialli dei carabinieri, riferendo che il figlio o il nipote erano stati arrestati dopo aver causato un incidente, e che erano necessari denaro o monili d'oro di equivalente valore per metterli in libertà, evitandogli fastidiosi strascichi legali. Una volta carpita la fiducia della vittima, entravano in azione padre e figlio, che si precipitavano verso l'abitazione del truffato spacciandosi come avvocati o consulenti, per reclamare il denaro, prima che potessero "mangiare la foglia" e contattare le forze dell'ordine. In alcuni casi era lo stesso telefonista a invitare l'interlocutore a contattare i carabinieri per verificare l'episodio; poi però teneva aperta la linea, in modo che la vittima, componendo il 112, si ritrovava a parlare nuovamente con lui, senza rendersene conto.

Le indagini

Le indagini sono cominciate dopo due tentativi di truffa effettuati lo scorso 24 ottobre a San Stino di Livenza. Le potenziali vittime, fiutata la truffa, hanno subito contattato il 112, con i militari dell'Arma che hanno cominciato una vera e propria "corsa" per intercettare i responsabili, che nel frattempo avrebbero messo a segno i primi raggiri. Il 7 novembre i delinquenti hanno fatto tappa a San Vito al Tagliamento (Pordenone), dove sono riusciti ad estorcere 1000 euro ad una 85enne, e successivamente a Ceggia, dove una 69enne ha consegnato 4700 euro in contanti e monili per un valore di 5mila euro, con un danno complessivo di quasi 10mila euro. Dopo una breve tappa al Sud, in Puglia, sono ritornati alla carica nel Nordest: a San Donà di Piave, nello specifico, dopo aver estorto con l'inganno 2700 euro ad una anziana, il finto avvocato ha dovuto fare i conti con il nipote della vittima, che si era accorto di quanto stava succedendo. Con il denaro già in mano ha spintonato il ragazzo, riuscendo a fuggire con la refurtiva.

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Gli ultimi episodi

Sono seguiti poi altri tre episodi. Una 75enne di Casarsa (Pordenone), dopo aver consegnato denaro e ori per un valore di circa 1500 euro agli impostori, ha affidato loro anche la propria tessera bancomat e relativo pin, con la quale i malviventi hanno prelevato 350 euro in uno sportello del Comune. Un 86enne di Martignacco (Udine) ha consegnato 2250 euro in contanti alla banda, mentre lo scorso 8 gennaio, un'anziana di Scorzè ha messo nelle mani dei truffatori 2100 euro. In quest'ultima circostanza i militari dell'Arma erano riusciti a bloccare l'automobile nella quale viaggiavano due complici di padre e figlio napoletani, recuperando la somma e riconsegnandola alla vittima. Perquisizioni sono in corso anche nel tentativo di recuperare parte del bottino.

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