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Arresto Piergiorgio Baita per frode fiscale, fatture false per 20 milioni

Il presidente della Mantovani spa in manette con altre tre persone. Una "cartiera" di San Marino fatturava consulenze false per creare fondi neri. Altre società veneziane coinvolte

Un terremoto. Che dalla laguna si allarga a mezzo Veneto. Nell'operazione della guardia di finanza che ha portato all'arresto di Piergiorgio Baita, presidente del Consiglio di amministrazione di Mantovani spa, sarebbero indagati amministratori delegati e responsabili di altre società legate a doppio filo con la città lagunare e con i grandi appalti che hanno interessato il territorio.

Baita dovrà rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, al pari di C.M., amministratrice delegata di Adria Infrastrutture spa ed ex segretaria dell'allora presidente del Veneto Giancarlo Galan, W.C., presidente della Bmc Broker srl con sede a San Marino, e N.B., responsabile amministrativo della Mantovani spa. Alla complessità delle indagini, iniziate nel 2010 con alcuni accertamenti fiscali riguardanti la costruzione del Mose e l'azienda di consulenza sanmarinese, fa da contraltare la semplicità degli escamotage utilizzati, secondo gli inquirenti, per creare dei fondi neri. Un metodo classico.

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LE INTERCETTAZIONI: "HO FATTO CARTA STRACCIA PER 8 MILIONI"

La Bmc Broker, secondo le indagini, fatturava alla Mantovani false consulenze esterne per studi su vari settori (mercato, pubblicità), o le fatturava a società riconducibili al colosso delle costruzioni con sede a Padova. Il vantaggio? La Bmc aveva sede a San Marino, al tempo (la ricostruzione degli investigatori arriva fino al 2005) territorio difficile da monitorare per le autorità italiane.

Peccato che l'azienda sanmarinese, nel fatturare dieci milioni di euro in un anno, potesse contare solo su un appartamento da cinquanta metri quadri, una dipendente e una fotocopiatrice. Formato A3. Sarebbe stato impossibile pure stampare cartografie e piani dettagliati. "Una cartiera", ha spiegato il colonnello Renzo Nisi, responsabile del nucleo di polizia tributaria di Venezia della guardia di finanza, che ha indagato a braccetto con i colleghi di Padova. Secondo quanto ricostruito, una volta che la fattura veniva depositata e iscritta a bilancio dalla Mantovani, partiva un bonifico bancario alla volta di una banca di San Marino.

A quel punto W.C., presidente della Bmc Broker, che millantava anche di essere un console onorario della Repubblica enclave, andava a riscuotere i soldi in contanti e in auto (di lusso) raggiungeva il Veneto, dove consegnava il tutto trattenendosi una percentuale. "In questo modo si creavano fondi neri e, visto che le uscite venivano messe a bilancio, si pagavano meno tasse. L'utile infatti diminuiva", ha spiegato il colonnello Nisi. Ma a che cosa servivano questi fondi neri? Si parlerebbe di tanti soldi. Venti milioni di euro dal 2005 al 2010. Le indagini ora punteranno su questo frangente. Tangenti non se ne sono ancora scoperte, ma i sospetti degli inquirenti sono forti.

"La Bmc Broker non aveva la struttura per studi di quel tipo, come misurare quanti millimetri avrebbe dovuto essere spessa una lastra del Mose con una tale pressione dell'onda di marea - ha sottolineato il colonnello Nisi - Società che hanno contabilizzate fatture della Bmc sono, tra le altre, la Adria Infrastrutture spa (di cui Piiergiorgio Baita è vicepresidente e C.M. amministratrice delegata, ndr), Consorzio Venezia Nuova, Thetis, Palomar, Dolomiti Rocce, Talea, Veneto Strade, Veneto Acque, Passante di Mestre, Autorità portuale di Venezia". Oltre ai quattro arrestati ci sono altri 45 indagati. Tra cui anche un rappresentante delle forze dell'ordine (che non risiede in Veneto).

La pistola fumante che ha costituito la svolta alle indagini il fatto che W.C., i cui rapporti con Baita si stavano via via deteriorando, ha iniziato ad autointercettarsi grazie al proprio iPhone. Oltre ad alcune email aziendali. Una volta che le fiamme gialle hanno sequestrato il cellulare, si sono trovati "pronte" le conversazioni tra il presidente della Mantovani, W.C. e la presidente della Adria Infrastrutture spa C.M. In una conversazione, alcune registrate con tanto di "cappello introduttivo" con data e orario dell'intercettazione fai da te, W.C. dichiarerebbe di aver "fatto carte" per milioni di euro. Le forze dell'ordine hanno sequestrato beni (tra ville, appartamenti, auto, barche e conti correnti) per 8 milioni di euro (la somma non finita in prescrizione). W.C., il falso console onorario di San Marino, possedeva due barche e una villa sul lago di Como vicino a quella di George Clooney. Ex pilota, aveva un esteso "parco macchine" di lusso. Un particolare, però, dichiarava meno di dodicimila euro l'anno. Per il Fisco, fino a questo momento, viveva quindi sotto alla soglia di povertà.

L'indagine è una propaggine dell'operazione "Aria nuova" che ha portato nel 2011 all'arresto di varie persone tra cui, per corruzione, l'ex ad dell'autostrada Venezia-Padova, Lino Brentan, per aver assegnato lavori a trattativa diretta aggirando le normali procedure d'appalto.

Il Gruppo Mantovani non è una società qualsiasi: guida una cordata di imprese che si è aggiudicata per 160 milioni l'appalto per la realizzazione della piastra del sito espositivo di Expo Milano 2015, è impegnata nei lavori di costruzione del Mose ed in altri interventi pubblici realizzati con il sistema del project financing in Veneto (come l'ospedale di Mestre), è con il 6,8% il maggiore azionista dell'autostrada Padova-Venezia.

Fondamentale per le indagini è stata la collaborazione della Repubblica del Titano, ma anche della Svizzera svolta tramite il II Reparto del Comando Generale della Guardia di Finanza, mentre si attendono risposte da Germania, Croazia e Canada

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