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Tre "piste" di coca sul tavolo, 22 dosi e un "sasso" di 30 grammi: due in manette

L'operazione di prevenzione allo spaccio è stata messa in atto dalla polizia di Jesolo. I due arrestati, entrambi tunisini, stavano aspettando qualcuno, forse acquirenti

Entrambi annoveravano nel loro palmares numerosi precedenti penali. Nella mattinata di sabato la polizia di Jesolo ha stretto le manette ai polsi a J.A., tunisino di 37 anni, e C.K., anch'egli originario della Tunisia, di 44 anni, residente a San Donà ma domiciliato, di fatto, a Jesolo. Sono stati trovati in possesso di cocaina.

L'appartamento nela quale alloggiavano i due connazionali era tenuto sotto controllo da diverso tempo. In un servizio finalizzato alla prevenzione e repressione del fenomeno dello spaccio di stupefacenti, gli agenti del locale commissariato hanno perquisito la casa sita in via Belgio. Giunti all'ingresso, i poliziotti hanno sentito dei rumori provenire dall'interno, ecco perché hanno bussato, senza proferire parola. La porta si è quindi aperta dall'interno, rimanendo socchiusa: gli abitanti, evidentemente, stavano aspettando qualcuno. Quando i poliziotti sono entrati, non hanno potuto far altro che rimanere pietrificati. Si trovavano infatti al centro della stanza, seduti attorno ad un tavolo, al cui centro era posizionato un piattino con tre piste di cocaina.

Immediata è quindi scattata la perquisizione nell'appartamento, che ha permesso di rinvenire lo stupefacente. All'interno di un barattolo in vetro pieno di riso era occultato quello che è risultato essere un sasso di 30 grammi di cocaina pura ancora da tagliare, mentre sul tavolo c'era un pacchettino con 22 dosi già pronte per lo spaccio. Sul tavolo, a fianco delle "piste", dei sacchettini in nylon, utilizzati con ogni probabilità per confezionare la "roba".
  
Al termine delle operazioni, un'ora dopo, i due tunisini sono stati condotti in commissariato, dove dopo l'esame al narcotest, sono stati giocoforza dichiarati in arresto e condotti in carcere. La sostanza stupefacente è stata quindi sequestrata e inviata in laboratorio per essere analizzata.

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