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Arrivano ancora migranti, ma non c'è posto: "Albergatori aiutateci"

L'appello del prefetto di Venezia Cuttaia dopo lo smistamento di 180 profughi a Marghera lunedì mattina: "Per i prossimi 260 è un problema"

Ancora manca un centro di smistamento in grado di assorbire l'emergenza migranti. Per questo la "divisione" sulla base delle varie destinazioni finali dei profughi lunedì mattina è stata attuata nel parcheggio della Metro di Marghera. Ma il problema principale è un altro: questi 180 migranti, provenienti da Reggio Calabria e arrivati nel comune di Venezia in un pullman, comunque avranno un posto letto dove dimorare.

Sono gli ulteriori 260 ospiti che arriveranno in Veneto (in totale sono 440 le persone destinate alla nostra regione dopo ulteriori sbarchi in Sicilia) a non poter contare per ora su alcuna struttura. I posti letto, infatti, sono saturi. Per questo motivo il prefetto di Venezia Domenico Cuttaia si è rivolto di nuovo a Federalberghi, quindi ai privati, chiedendo aiuto in extremis. Servono strutture ricettive di modeste dimensioni e di categoria medio-bassa che acconsentano a ospitare i profughi.

Il titolare di Ca' Corner, naturalmente, si è giocato anche la carta "metereologica": con una estate così piovosa infatti gli introiti turistici non sarebbero stati all'altezza delle aspettative. Con il pagamento di 35 euro al giorno pro capite da parte dello Stato per il pernottammento dei migranti qualche operatore del settore potrebbe ritrovare per qualche tempo la serenità economica che stava cercando. Ora, dunque, la palla passa ai privati. Dei 180 rifugiati arrivati a Marghera, 45 rimarranno ancora nel territorio della provincia lagunare.

ZAIA CONTRARIO - Un appello, quello del prefetto Cuttaia, che il presidente del Veneto Luca Zaia rispedisce al mittente, dichiarando come il settore turistico in difficoltà non si aiuterebbe in questo modo. Anzi, secondo il titolare di palazzo Balbi servirebbe che lo Stato promulgasse lo stato di crisi. Nel mirino del governatore anche i 35 euro pagati dall'Italia per il sostentamento dei profughi: meglio sarebbe, secondo la sua opinione, che ad aprire i cordoni della borsa fossero i Paesi di provenienza, dove questa somma basterebbe per mantenere una intera famiglia. "Aiutiamoli a casa loro", la conclusione di Zaia.

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