menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Arsenale allo Stato, il Magistrato alle acque: "Una procedura corretta"

Il presidente Ciriaco D'Alessio ha risposto con una lunga nota alle reazioni negative derivanti dalla scelta del governo di "riprendersi" la porzione nord dell'area, dopo averla concessa al Comune

Il presidente Magistrato alle Acque di Venezia, Ciriaco D'Alessio, in una nota rileva che suonano "gravemente lesive le insinuazioni rivolte al comportamento del governo e, in particolare, del ministero delle Infrastrutture" riguardo agli spazi dell'Arsenale, specie in relazione al sistema Mose.

"L'Arsenale di Venezia - rileva il Magistrato alle Acque - è esteso 478mila metri quadrati di cui 160mila sono del ministero della Difesa, occupati dalla Marina Militare. Dei restanti 318mila metri quadrati, solo 116mila sono aree che tornano allo Stato in quanto strettamente connesse al funzionamento del Mose, in base al dl del 4/10/2012. Da anni sull'intera area nord dell'Arsenale lo Stato italiano ha profuso ingentissime risorse per metterne in sicurezza le strutture fortemente degradate al limite della dissoluzione. Dal 2005 - sottolinea - lo Stato sta realizzando su una quota di quest'area l'infrastrutturazione, le strutture e gli edifici necessari per consentire l'insediamento delle funzioni di manutenzione e gestione del Mose. In tal senso si è espresso due volte il Comitato di Indirizzo Coordinamento e Controllo, che presiede all'azione di salvaguardia di Venezia e della sua laguna: 'e' noto che il gestore dell'opera dovrà essere individuato tramite procedura di evidenza pubblica, recita la lettera del 22 agosto 2012 nella quale questo Istituto, organo del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, invita il Consorzio Venezia Nuova a organizzarsi da subito per fornire l'istruzione e la preparazione propedeutica al gestore che procederà alla manutenzione e alla gestione ad opera finita".

 

Secondo D'Alesso sono fuorvianti le notizie riportate dalla stampa "che l'area resti al pool del Mose, poiché resta invece allo Stato. Ed è falso che la fase successiva e più redditizià sia affidata al Consorzio Venezia Nuova, la cui missione si conclude con la costruzione dell'opera". "D'altro canto l'Avvocatura dello Stato - sottolinea - si è espressa il 14 settembre scorso senza possibilità di equivoci "sulle conseguenze gravemente pregiudizievoli per l'interesse pubblico relativo alla realizzazione del sistema di difesa dalle acque alte derivanti da quanto disposto dal decreto sulla spending review. L'Avvocatura ricorda gli 80 milioni già stanziati per le opere necessarie e il notevole fabbisogno ancora da finanziare. Considerando quella porzione di Arsenale, il "quinto" cantiere del Mose, rileva che "l'avvenuto trasferimento all'Ente locale inibisce la prosecuzione degli interventi programmati non solo per l'indisponibilità giuridica dell'area, ma soprattutto per la conseguente illegittimità di impiegare fondi statali per la realizzazione di opere su aree di proprietà di un altro Ente".

 

L'Avvocatura inoltre paventa 'prevedibili conseguenze negative in ordine alle richieste risarcitorie dell'affidatario per la sospensione anomala, nonché un'ipotesi di recesso. Prevede inoltre: 'l'effetto negativo indiretto sulla realizzazione delle opere a mare - stante l'ovvia necessità della previa predisposizione del polo logistico di gestione e manutenzione - con ulteriore protrazione dei tempi di esecuzione dell'opera e conseguenti ingentissimi ulteriori costi. Tale effetto si verificherebbe, verosimilmente, anche in ipotesi di individuazione di localizzazioni alternative per le opere suddette. In definitiva, nella migliore delle ipotesi e in base all'attuale quadro normativo, il sistema Mose subirebbe un rallentamento nell'esecuzione con ipotizzabile aumento dei costi di parecchie centinaia di milioni di euro.

 

In considerazione delle suesposte considerazioni critiche risulta evidente che il legislatore dovrebbe intervenire riproponendo la norma dell'articolo del dl citato nel senso di escludere dai beni oggetto del trasferimento anche le porzioni, funzionali alle sopra descritte esigenze di interesse pubblico, utilizzate dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti - Magistrato alle Acque di Venezia per la gestione e manutenzione del Mose".

 

Immediata conseguenza dei rilievi espressi dalla lettera dell'Avvocatura - conclude il Magistrato alle Acque - è stata la sospensione dei nuovi progetti di infrastrutturazione dell'area presentati al Magistrato alle Acque nell'ultimo Comitato Tecnico di Magistratura. Nel restituire allo Stato l'area in questione si opera quindi in conformità e con gli stessi criteri adottati per il mantenimento allo Stato delle aree occupate dal Ministero della Difesa - Marina Militare".
(ANSA)

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Assegno unico figli 250 euro al mese: come ottenerlo

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

VeneziaToday è in caricamento