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Si spaccia per un collega artista su Facebook e denigra le sue opere

Un pittore di Jesolo aveva creato un profilo omonimo rispetto al suo "rivale", un 48enne compaesano. E' stato incastrato dagli indirizzi IP

Non ha spiegato i motivi per cui aveva deciso di spacciarsi per un collega "rivale" denigrando le sue opere, evidentemente per procurarsi qualche vantaggio all'insegna del detto "mors tua, vita mea". Fatto sta che esattamente un anno fa scoppia una guerra tra un pittore 48enne residente a Jesolo e un fantomatico profilo che si spacciava per lui su Facebook. La scoperta quando l'artista aveva consultato il profilo di un conoscente, trovando nella lista dei suoi amici anche un suo ononimo.

Quest'ultimo aveva pubblicato copie delle sue vere opere d'arte dichiarando che erano dei palesi falsi o copie di altri dipinti ben più famosi. Un danno bello e buono per il pittore, protagonista di diverse esposizioni soprattutto sul litorale. Per questo motivo nel marzo 2014 il 48enne raggiunse il commissariato di via Aquileia per sporgere denuncia contro ignoti (dopo aver segnalato agli admin di Facebook i contenuti inappropriati, chiedendo che il profilo fake venisse cancellato, operazione portata a termine il 13 giugno 2014).

In quei mesi, però, la Procura di Venezia aveva deciso di vederci chiaro, delegando le indagini allo stesso commissariato di Jesolo, in collaborazione con la polizia postale. Attraverso l'analisi degli indirizzi IP (della sorta di firme digitali della connessione che si sta utilizzando) forniti da Facebook, gli investigatori sono riusciti a stabilire chi si celasse dietro l'identità fasulla attraverso cui denigrare il vero artista.

I poliziotti non si sono dovuti allontanare di molto: alla fine si è scoperto che il denigratore era un altrettanto noto artista di Jesolo, che gestisce un laboratorio in proprio. Nei giorni scorsi, dunque, la sua abitazione e il luogo di lavoro sono stati perquisiti dagli agenti del commissariato e dai colleghi della polizia postale, che hanno poi posto sotto sequestro tutti i pc trovati e gli apparati di memorizzazione di massa. Nessuna giustificazione è stata data dall’uomo incastratato dagli IP, che avrebbe chiesto di patteggiare. Ottenendo anche il dissequestro del materiale requisito.

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