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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

Vende terreni per decine di milioni ma dichiara pochi euro, assolto

Termina il processo contro l'imprenditore di Bussolengo accusato di evasione dopo la vendita di un complesso ad Eraclea: il fatto non sussite

Maxi evasore o scafato professionista? Il “Paperone di Bussolengo”, l'imprenditore finito sotto processo per aver dichiarato, assieme alla moglie, appena una decina di euro di reddito a fronte di possedimenti milionari, avrebbe vinto la prima battaglia in aula: per il giudice “il fatto non sussiste”, niente evasione fiscale. Il 70enne veronese era divenuto un vero caso mediatico quando, nel 2011, aveva dichiarato appena sei euro di reddito (cinque lui, uno la consorte) “trascurando” di citare quanto incassato per la vendita di 180 ettari di terreno sul litorale di Eraclea: 65 milioni di euro per uno spazio equivalente ad oltre 200 campi da calcio.

ACCUSE PESANTI – L'uomo era finito quindi nel mirino delle Fiamme gialle, che gli avevano contestato redditi omessi per circa 26 milioni di euro e corrispondenti imposte per oltre 11 milioni, calcolati in via presuntiva sugli investimenti di somme detenute all'estero che variavano tra i 140 e i 200 milioni. Il tutto attraverso alcune società con sede in Lussemburgo, al di fuori della giurisdizione fiscale italiana. Hotel, terreni, abitazioni, tutto quello che il veronese possedeva non appariva nelle sue dichiarazioni, che in quindici anni sono state di appena 10 euro (sempre tra lui e la moglie, che un anno ha persino dichiarato uno zero tondo tondo). Eppure, nonostante le accuse pesantissime e la richiesta del pm per una condanna a sei anni e la confisca di tutti i beni già posti sotto sequestro, “Paperone” non si è mai scomposto e, anzi, è sempre apparso tranquillo. Certo, lui in aula non si è mai presentato: il lavoro l'ha lasciato al suo pool di preparatissimi avvocati (due veronesi e un milanese, tutti di “primo piano”), ma quando gli si domandava se fosse preoccupato l'uomo scrollava le spalle e spiegava che “finirà come con Tangentopoli, prosciolto da tutte le accuse”. E così è stato.

TESI INOSSIDABILI – La prima assoluzione è infatti arrivata mercoledì pomeriggio, quando il giudice ha, come già detto, dichiarato che “il fatto non sussiste”. Ora bisognerà attendere il deposito delle motivazioni per conoscere nel dettaglio le ragioni della sentenza, ma pare che sia stata fondamentale a riguardo la consulenza dei due esperti portati in tribunale dagli avvocati dell'accusato, che hanno costruito la strategia difensiva intorno all'istituto giuridico del “trust” ovvero un negozio “regolato dalle leggi estere e che consente a un soggetto di affidare a un altro soggetto la gestione di beni patrimoniali”. Il veronese, dal canto suo, l'aveva ribadito fin dall'inizio: ha sempre sostenuto che fossero le sue società a dichiarare per lui e a pagare le tasse e che lui, come persona, non era tenuto a dichiarare proprio niente: “Se presto soldi a una mia società – sosteneva l'imprenditore sotto accusa - che poi me li restituisce, è reddito? No, è il rimborso di un prestito”. A confermare le serene dichiarazioni di “Paperone” ci sarebbero pure due lettere con cui l'uomo sosteneva di non volere nulla per sé se non il necessario per mantenersi assieme alla moglie durante gli anni della vecchiaia. Una vittoria a tutto campo, quindi, ma la guerra legale continua: ora i legali del ricco imprenditore combatteranno con le unghie e con i denti per il dissequestro di tutti i suoi beni.

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