Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca

"Mi molestò e mi chiese di prostituirmi", zio assolto dalle accuse della nipote minorenne

Per il gup Vicinanza non ci sono prove sufficienti per condannare un 37enne di Martellago tirato in ballo da una giovane che nel 2014 aveva 17 anni: "Mi diede anche della droga"

Imputato per violenza sessuale e per induzione alla prostituzione, nonché di cessione di stupefacenti, viene assolto dal giudice per insufficienza di prove. La vicenda si trascina dal 2014, quando un 37enne di Martellago è stato accusato di molestie da parte della nipote, allora 17enne (e quindi minorenne). La ragazza raccontò di aver subito un approccio "inequivocabile" da parte del parente nella sua abitazione veneziana. Lei allora era una ragazza ospitata in una comunità del Trevigiano, e confidò tutto a un'amica.

Raccontò di essere stata indotta a bere, in modo da abbassare i freni inibitori. Di più. Di aver ricevuto droga e di, in maniera reiterata, essere stata oggetto di pressioni da parte dello zio per prostituirsi, di fronte alla prospettiva di dividersi i guadagni. Accuse gravissime, che di fronte al Tribunale però non sono state ritenute sufficienti per una condanna. L'imputato, difeso dagli avvocati Damiano Danesin e Marco Pagliarin, ha scelto il rito abbreviato. 

Nel pomeriggio di giovedì, a Venezia, il giudice per le udienze preliminari Massimo Vicinanza ha assolto il 37enne per insufficienza di prove. A far scattare gli accertamenti fu un'amica della ragazza, che raccolse alcune sue confidenze su quella sera. Decise di raccontare tutto ai responsabili della struttura, che interessarono la magistratura della questione. Fino ad arrivare al processo con rito abbreviato. 

Lo zio è stato imputato non solo di violenza sessuale, ma anche di cessione di stupefacente. Ciò in base sempre alla testimonianza dell'allora  minorenne, secondo cui prima dell'approccio a sfoondo erotico avrebbe ricevuto droga. Caduta anche l'accusa di induzione alla prostituzione. La 19enne, che nel procedimento si è costituita parte civile ed è stata rappresentata dall'avvocato Alessandra Nava, aveva chiesto 50mila euro di risarcimento danni. Il pubblico ministero, invece, aveva chiesto al giudice una condanna per l'imputato a 2 anni di reclusione. 

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