Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca

Cori fascisti e insulti agli ebrei su Zoom: perquisiti in otto

Si tratta di un 21enne e di 7 minorenni. Si erano intromessi in una videoconferenza online organizzata da un'associazione ebraica veneziana

Acesso abusivo a un sistema informatico, violenza privata, propaganda e istigazione a delinquere con discriminazione razziale. Queste le accuse di cui devono rispondere otto ragazzi, perquisiti nella mattinata di martedì 26 ottobre, per alcuni cori fascisti e insulti antisemiti sulla piattaforma Zoom. Le perquisizioni - che hanno coinvolto i poliziotti di Bari, Bologna, Brescia, Palermo, Roma, Torino, Trapani e Treviso - sono state effettuate dalla Digos e dalla polizia di Stato di Milano al termine di un'indagine coordinata dal capo della sezione distrettuale antiterrorismo della procura di Milano, Alberto Nobili e dal pm Francesco Cajani.

L'inchiesta è partita da un duplice accesso abusivo a Zoom, piattaforma informatica per videoconferenze online. Il primo la sera del 26 gennaio 2021, durante un convegno in diretta streaming organizzato dall’Associazione Italia Israele di Venezia in occasione della giornata della memoria. La conferenza era stata disturbata da una intromissione di voci di più persone, tra frasi inneggianti a Mussolini, offese contro gli ebrei e bestemmie, accompagnate da musica tipica del ventennio fascista. Il secondo episodio si era verificato il 4 febbraio 2021, quando il Comune di Cinisello Balsamo (Milano) aveva organizzato tre incontri didattici, sempre sul tema della Memoria, rivolti agli studenti delle scuole medie e superiori. Nel corso di uno di questi si erano intromesse diverse voci con frasi inneggianti al duce e a Hitler, insulti contro gli ebrei e bestemmie.

L'indagine, concentrandosi sulle analisi dei file di log associati agli account intrusi, ha consentito in un primo momento la localizzazione dei device. Dopodiché le perquisizioni hanno portato la polizia di Stato a individuare i responsabili: un 21enne e sette minorenni che interagivano in una chat su Telegram denominata ‘zoommannari’ (che al momento non risulta più attiva ed era già stata fonte di altri episodi simili investigati dalla polizia), nella quale venivano lanciate e condivise le azioni di hackeraggio e cyber bullismo poi portate a termine. Quasi tutti i giovani coinvolti, che non appartengono a gruppi politicamente orientati, hanno detto di aver compiuto un gesto goliardico, minimizzando le conseguenze delle loro azioni.

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