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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca

Bombe a Boston, i veneziani al traguardo: "I due boati e il terrore"

Una ventina tra atleti e accompagnatori del Venice Marathon Running Team si trovavano vicino all'arrivo quando ci sono state le esplosioni

Mancavano gli ultimi cinquecento metri, forse poco più.  Ma la quindicina di atleti del Venice Marathon Running Team non ha potuto percorrerli. A un certo punto il boato. Due. A poca distanza l'uno dall'altro. La nuvola di polvere che si alzata all'altezza della linea d'arrivo.

Stanno bene i veneziani che lunedì stavano correndo la maratona di Boston, vittima degli attentati dinamitardi che hanno causato la morte di tre persone e il ferimento di altre decine di malcapitati. Hanno visto tutto, però. In momenti in cui il terrore la fa da padrona. La paura, infatti, non era per loro, ma soprattutto per gli accompagnatori che sostavano all'arrivo in attesa dei corridori lagunari. Per fortuna al momento della deflagrazione si trovavano abbastanza lontani.

Col cuore in gola atleti e non si sono ritrovati subito dopo, grazie anche a un enorme apparato di sicurezza entrato in azione. "Siamo riusciti a contattarli tra lunedì sera e la notte, per via del fuso orario - racconta il presidente della Venice Marathon Piero Rosa Salva - stanno tutti bene nonostante il grande spavento. Erano tutti in albergo. Dopo l'attentato sono spuntati dal nulla un centinaio di agenti. Sono stati accompagnati al di là dell'area di arrivo per raccogliere le proprie borse e per ricongiungersi con gli accompagnatori. In tutto i veneziani erano tra venti e venticinque persone".

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E' stata colpita proprio Boston, una delle maratone che da sempre hanno ispirato la competizione lagunare: "Il sistema di sicurezza mi dicono abbia funzionato bene - continua Rosa Salva - E' sempre stato il nostro modello di riferimento. Ci andai due volte negli anni Ottanta per copiarne strutturazione e sistema".

Da esperto di maratone, poi, Rosa Salva aggiunge un ulteriore dettaglio preoccupante alla vicenda: "I nostri corridori avevano preparato la gara sulle quattro ore e dieci - spiega - è notorio che gli arrivi più affollati si registrano verso le 4 ore. E le deflagrazioni erano state tarate proprio su quel crono, con ogni probabilità per fare il maggior numero di vittime".

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