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Uno degli assalitori (©TM News Infophoto)

Uno degli assalitori (©TM News Infophoto)

L'assalto di Parigi: "Quelle lunghe sirene, poi la città nell'inferno"

Valeria Rudmann, cafoscarina, vive in Francia da mesi: "Impressionante, sotto casa c'erano trenta auto dei soccorsi. Questo è un grande popolo"

"Ho capito subito che era successo qualcosa di grave. Quelle sirene prolungate, peggio di quelle dell'acqua alta". Valeria Rudmann, studentessa genovese di Ca' Foscari di Lingue e Letterature Straniere vive a Parigi dal settembre scorso per motivi di studio. Si è trovata suo malgrado testimone di una delle giornate più lunghe della storia transalpina. Una data, il 7 gennaio, destinata a essere ricordata anno dopo anno. "E' stato pazzesco - racconta - ho sentito alternativamente queste sirene come se di lì a poco avesse dovuto iniziare un bombardamento. Poi è iniziato un impressionante viavai di ambulanze e macchine della polizia. Per ore. In continuazione". Valeria abita abbastanza vicino a Place de la République, non distante quindi da rue Nicolas-Appert, dove si trova la redazione di "Charlie Hebdo", il giornale satirico finito nel mirino di un commando di tre assalitori armati di kalashnikov che ha lasciato dietro di sé terrore e morti. Dodici almeno, tra giornalisti, vignettisti, agenti di polizia e passanti. Quattro i feriti gravi.

Valeria parla dopo aver guardato fuori dalla finestra. A pochi metri da lei bambini, adulti e anziani che si mettono in marcia per raggiungere piazza della Repubblica. Per manifestare a favore della libertà di parola e di pensiero. "E' incredibile - racconta - perché di solito le persone che vedo passare si guardano sempre le punte delle scarpe. Capo chino, ognuno per sé. Oggi (mercoledì, ndr) invece il loro linguaggio del corpo è cambiato. Parlavano a voce alta, telefonavano e gesticolavano. Ora sono tutti in piazza, senza un programma preciso, ma vogliono reagire. Stanno dimostrando di essere un grande popolo".

Naturalmente muoversi per la città, almeno nell'area circostante all'assalto, è diventato quasi proibitivo: "Ci sono posti di blocco ovunque - spiega la giovane - anche per prendere la metro ti controllano i documenti. Ma nell'aria qualcosa c'era, secondo me. E' da novembre che ci sono i militari che sorvegliano le metropolitane, anche se non è una novità qui che vengano deviate le linee dei convogli. Troppo dire che se lo aspettassero, ma i livelli di sicurezza credo comunque fossero stati innalzati".

La mente, inevitabile, corre alla mattina: "C'è stato un momento che sotto casa mia ci saranno state trenta veicoli tra polizia e soccorritori - ricorda Valeria - E' stato impressionante. Anzi, "orrificante". Qui dicono tutti di essere 'Horrifié' per ciò che è accaduto, ma nonostante tutto i francesi sono usciti di casa senza paura. C'è una mobilitazione imponente. Questo - conclude - deve essere un grande insegnamento anche per noi italiani".

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