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Scorrono i titoli di coda sull'Audi gialla: è stata data alle fiamme nel Trevigiano

Il rogo nella notte tra lunedì e martedì. I delinquenti hanno deciso di sbarazzarsi del bolide, oggetto di una caccia a livello nazionale che è durata giorni. Tra sparatorie e contromano

Alla fine la caccia è diventata insostenibile anche per loro, che non si erano fatti problemi a fuggire contromano per le autostrade o a premere il grilletto contro le forze dell'ordine. L'Audi gialla, diventata oggetto di una psicosi, è stata trovata nella notte tra lunedì e martedì in fiamme tra Asolo e Oné di Fonte, nel Trevigiano. La Marca è proprio il territorio dove il bolide è stato segnalato per l'ultima volta, lunedì pomeriggio. Un automobilista l'avrebbe vista tagliare un incrocio, senza rispettare il semaforo rosso all'altezza di Dosson, frazione di Casier. Da lì la caccia si era riaperta, fino all'incendio notturno vicino a dove si presumeva potesse trovarsi anche il covo della banda.

Sul posto, oltre ai vigili del fuoco, anche i carabinieri del comando provinciale di Treviso, le cui indagini si concentrano ora sui malviventi protagonisti di una imponente caccia. L'auto è stata bruciata in aperta campagna, vicino al Muson, in zona  Vecchio Mulino. Lontano da occhi indiscreti. Era stata rubata all'aeroporto di Malpensa lo scorso dicembre, per poi spuntare la prima volta una decina di giorni fa nel territorio di Abano Terme: lì i delinquenti hanno avuto un conflitto a fuoco con i carabinieri, che li avevano intercettati durante la fuga. Una storia, quella dell'Audi gialla, vissuta tutta oltre i 200 chilometri orari, finché in una notte di follia, non si è registrato un'altra sparatoria con le forze dell'ordine, oltre che un inseguimento.

La caccia si era riaperta nella zona di Prosecco, nel Carso. Poi la fuga sulla A4, fino al Vicentino. Il ritorno nel Trevigiano e poi nel Veneziano: qui un'inversione a U sul Passante, la fuga contromano. Un incidente mortale pochi minuti dopo il loro passaggio, l'uscita forzando la sbarra al casello di Spinea. Il tutto sotto le telecamere. Da lì in poi è stata psicosi: centinaia di segnalazioni e allerte. Fino all'ultimo atto: le fiamme in aperta campagna. Ma le indagini continuano, perché i delinquenti non sono ancora stati presi. E hanno dimostrato di poter essere armati. 

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