"I numeri dell'accoglienza in Veneto non hanno paragoni: troppi nelle caserme"

E' il commento dell'onorevole Moretto, del Pd, dopo l'audizione del prefetto Cuttaia in commissione parlamentare d'inchiesta, secondo cui la situazione dovrebbe stabilizzarsi

Veneto regione delle caserme trasformate in hub per i profughi. Giovedì mattina il prefetto di Venezia, Domenico Cuttaia, è stato ascoltato a Roma in commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione. L'argomento è obbligato: come gestire l'emergenza? In Veneto lo si è fatto anche utilizzando le caserme dismesse, dove possibile. Quindi a Bagnoli e a Cona sono stati trasferiti centinaia di migranti, complici i numerosi "no" dei sindaci veneziani di fronte a un progetto di accoglienza diffusa. Che certo avrebbe reso il fenomeno meno visibile rispetto a un compendio in cui le condizioni di vita dei profughi risentono del sovraffollamento.

Il titolare di Ca' Corner si è soffermato soprattutto sulla realtà dell'ex base missilistica di Conetta, sciorinando i numeri dell'accoglienza del Veneto. Attualmente sarebbero ospitate 12.328 richiedenti asilo, ma di questi solo 434 sono nella rete Sprar dei Comuni. Un numero di molto inferiore rispetto alle altre regioni dello Stivale. Altri 9.280 profughi sono ospitati in strutture temporanee di privati, come le associazioni del volontariato o ecclesiastiche. O alberghi e realtà ricettive. Rimangono fuori dal "mucchio" 2.614 richiedendi asilo, ospitati in strutture come quelle di Conetta, Treviso o Bagnoli. E' il "distretto dei profughi", diventato un caso di respiro nazionale.

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"Di fatto con queste caserme si stanno realizzando degli hotspot regionali - commenta l'onorevole Sara Moretto - discostandosi dal modello proposto su base nazionale. Molto è dovuto, sicuramente, alla resistenza delle autonomie locali. D'altro canto, va detto che in parte questa resistenza è comprensibile: il clima di confusione non aiuta i sindaci, che non hanno alcuna certezza sui numeri degli arrivi e sui tempi di permanenza sul territorio. Per questo ritengo necessario, senza coercizioni e imposizioni, dare loro delle rassicurazioni perché possano essere parte di un sistema nazionale di accoglienza diffusa. Considerato che gli arrivi diminuiranno con l’autunno e accertato che i tempi delle commissioni di valutazione si sono ridotti – ha concluso - il prefetto ritiene possibile, nel breve periodo, una stabilizzazione delle persone accolte, che potranno essere gestite in maniera più chiara e, perché no, potrebbero anche essere impegnate in attività di volontariato. L’Europa dovrebbe impegnarsi di più su questo fronte, rispettando innanzitutto l’accordo sulla ricollocazione dei profughi e siglando patti bilaterali per i rimpatri con i paesi dell’Africa”.

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