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Anziani non autosufficienti: "In Veneto oltre 200 mila, quasi tutti a carico delle famiglie"

Solo in minima parte sono ospitati nelle case di cura. La spesa per assistenza costa fino a 3 mila euro al mese. Cgil: "Molti letti restano vuoti perché i parenti non possono pagare la retta"

ANZIANI IN CRESCITA E SPESE IN CRESCITA, IN VENETO - Sono più di 200 mila in Veneto gli anziani non autosufficienti e il loro numero è in crescita. A dirlo è una ricerca dell'Ires commissionata dal sindacato pensionati della Cgil, spiegando che, in percentuale, le persone over 65 bisognose di assistenza formano ormai il 18,7% della popolazione regionale. L'indagine, intitolata “Oltre la cura: le politiche per gli anziani non autosufficienti nella regioni italiane”, sottolinea come il Veneto non abbia ancora dato attuazione alla legge quadro sulla non autosufficienza e, unica regione in Italia, abbia disconosciuto un'altra importante legge quadro, quella sull'assistenza. Inoltre manca una programmazione di interventi sulla prevenzione delle malattie e sui corretti stili di vita da adottare sin da giovani. Secondo la ricerca, la maggior parte delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie devono affrontare spese molto differenziate per pagare le rette delle residenze sanitarie assistenziali (tra i 1.000 e i 3.000 euro al mese) o per assumere un' assistente familiare (circa 1.500 euro al mese, se in regola). Infatti, solo il 12,9% dei circa 202 mila anziani veneti ultra 65enni può contare sul contributo regionale per pagare la retta nella Rsa, perché dal 2009 il Veneto ne eroga sempre lo stesso numero: 26.113. Stiamo parlando di contributi che variano dai 49 euro giornalieri ai 92 euro per le persone malate di Alzheimer.
 
LE FAMIGLIE SPESSO NON POSSONO AFFRONTARE LE SPESE - Nelle oltre 300 strutture sono ospitati circa 27 mila anziani non autosufficienti (di cui il 76% è ultraottantenne) a fronte di circa 30 mila posti a loro destinati. Molti letti restano vuoti, dunque, perché gli anziani e le famiglie che non ricevono il contributo regionale non possono affrontare la spesa per pagare la retta, che a questo punto vedrebbe sommate quota sanitaria e quota alberghiera con un onere mensile intorno ai 3000 euro. Per questo, si specifica nell'indagine, in molti ricorrono alle assistenti familiari. Quelle regolari in Veneto sono più di 31 mila, per l'80% straniere dell'Est Europa. Ma si calcola che ce ne siano almeno altre 60 mila irregolari: la convenienza può apparire allettante sia per la famiglia (non si pagano contributi, ferie) che per la badante (una paga netta più sostanziosa). Ma a conti fatti, per la famiglia, regolarizzare conviene sempre. Sia perché si possono detrarre parte dei contributi sia perché una causa di lavoro può costare molto salata.

 
CGIL: "LE RISORSE VANNO AUMENTATE" - In tale contesto, come spiega Gino Ferraresso, responsabile del dipartimento di contrattazione sociale dello Spi Veneto, “le risorse nazionali e regionali per la non autosufficienza vanno aumentate in maniera consistente. Ma ciò può anche non bastare. Quello che manca veramente è una seria programmazione degli interventi. Per questo prima di tutto bisogna investire in prevenzione a partire dalle persone più giovani: stili di vita corretti diminuiscono la possibilità di diventare malati cronici. Poi è necessario prendere in carico la persona quando cominciano ad emergere i primi segnali della non autosufficienza, per rispondere in maniera adeguata a quei bisogni mutati. Il distretto socio-sanitario dovrebbe essere il regista di questa presa in carico attraverso un lavoro coordinato delle assistenti sociali, dei medici di medicina generale, dei Comuni. Le prestazioni e i servizi (co-housing, assistenza domiciliare, assistenti familiari, centri diurni, centri servizio, volontariato) potrebbero alla fine costare di meno (in termini di risorse economiche) e far star meglio sia la persona, che la famiglia che la comunità”.

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