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Disposta l'autopsia sul corpo di Stefano Carta, la famiglia della vittima: "Chi sa, parli"

Continuano le indagini sul decesso del 36enne moglianese trovato privo di vita in un canale a Venezia. La caduta in acqua nelle ore precedenti. Il fratello: "Stefano sapeva nuotare"

Continuano le indagini sulla morte di Stefano Carta, il 36enne moglianese trovato privo di vita l'11 aprile scorso nelle acque di rio San Girolamo a Venezia. La famiglia continua a chiedere chiarezza sulla tragedia: la vittima lavorava da 6 mesi come dipendente dell'albergo "Palazzo Veneziano", alle Zattere. Il pubblico ministero ha deciso di disporre l'autopsia: "Sappiamo con certezza che indagini sono ancora in corso riguardo a quanto accaduto nella notte di mercoledì tra il 10 e l'11 aprile  - afferma Ennio Carta, fratello di Stefano - e riteniamo che l'autopsia possa fornire elementi validi per le investigazioni".

"Pensiero doloroso" 

"E' per noi tutti un pensiero doloroso anche quello dell'autopsia, - continua il fratello Ennio a nome di tutta la famiglia - noi che siamo carne e sangue di Stefano. Ma prima di tutto vogliamo conoscere la verità. Cito Otello Montanari, recentemente scomparso: 'Chi sa, parli'. Lui si riferiva a Pasolini, io a Stefano Carta. Venezia ha mille occhi e mille orecchie, tutti osservano e ascoltano tutti. Chi abita o frequenta abitualmente la zona compresa tra Rio San Girolamo e le Fondamenta della Misericordia, ovvero nel canale e suo prolungamento dove la salma di mio fratello è stata ritrovata, può aver visto o sentito qualcosa - sostiene Ennio Carta -. Lo preghiamo con tutto il cuore di una famiglia distrutta di contattare la polizia".

"E' successo tra le 3 e le 7 del mattino" 

"I fatti si restringono a un periodo di tempo compreso tra le 3 e le 7 del mattino di mercoledì 11 aprile. Non sono pochi i residenti che vanno e tornano dal lavoro, e nemmeno qualche anziano dal sonno leggero che può aver sentito qualcosa. Non è una area turistica, è una zona tranquilla dove non c'è molto rumore la notte, è possibile che qualcuno abbia visto e sentito. - continua il fratello della vittima - Attualmente non escludiamo nessuna pista, anche se il malore ci sembra poco credibile. Io e mio fratello siamo figli di un medico, siamo sempre stati molto monitorati da nostro padre, per tanti anni aiuto primario a Mestre, per questo confidiamo molto nell'autopsia e abbiamo nominato come nostro perito il dottor Giovanni Ciraso, che è criminologo oltre che medico legale".

"Stefano sapeva nuotare"

"Chi era con Stefano quella sera ci ha detto che stava rientrando da una cena di lavoro e non aveva bevuto molto - conclude il fratello di Stefano - Inoltre Stefano sapeva nuotare molto bene, tuttavia aveva un problema al piede che gli avrebbe impedito di scappare, se aggredito, e non era praticante nè di arti marziali, nè di sistemi di autodifesa, anzi di carattere molto pacifico, così non lo ricordo solo io ma tutti i suoi amici insieme ai quali abbiamo anche creato un gruppo su Facebook chiamato "ricordando Stefano Carta" e tramite il quale spero anche di raccogliere elementi utili per la ricerca della verità. Ritengo personalmente che l'autopsia della salma possa dare risposte non solo a noi, ma anche agli inquirenti verso cui va la nostra massima fiducia".

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