Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Legale di Spinea capo della "crociata Facebook" contro la ditta "sparita"

L'avvocato ha creato un gruppo sul social network per raccogliere quanti hanno pagato una ditta di fotovoltaico di Grosseto senza vedere i lavori finiti. Il presidente: "Solo casi isolati"

Lavori pagati e non finiti, caparre versate senza che gli operai arrivassero mai. Questa la situazione in cui si sono ritrovati alcuni clienti di una ditta di Grosseto attiva nel fotovoltaico. Le lungaggini, stando a un gruppo Facebook creato ad hoc da un avvocato di Spinea, infatti, sarebbero state subite a macchia di leopardo in tutta Italia. Anche nel Veneziano ci sarebbero delle vittime. Tre, per ora, sono uscite allo scoperto tra i fan del gruppo, che conta un centinaio di aderenti.

Tra un post e l'altro la piccola comunità virtuale sta tentando di far luce sulla questione. Confrontando contratti e scavando tra le pieghe delle polizze assicurative in cerca di indizi. C'è anche chi scrive, però (il gruppo è aperto e visibile a tutti) di essere riuscito a contattare il presidente dell'azienda e di essere riuscito a ottenere i lavori richiesti. La stragrande maggioranza degli aderenti, invece, lamenta che la ditta semplicemente "è sparita". E non sanno con chi prendersela. L'avvocato di Spinea in questo momento si trova senza l'allacciamento all'Enel, senza la quale i pannelli solari già montati (e pagati con caparra da 6mila euro) sul tetto non possono funzionare.

"Al momento in cui, per procedura, la ditta deve accettare il preventivo per la connessione - scrive il quotidiano Il Tirreno sulla sua storia - sparisce e si nega al telefono". Il legale ha quindi depositato un esposto alla guardia di finanza, per appurare se dietro questo comportamento ci sia qualche reato. Ma scorrendo tra i post di Facebook le segnalazioni arrivano anche da Bologna, dalla Brianza e dal Centro Italia. Tutte con un denominatore comune: o lavori interrotti o caparre incamerate senza farsi più vedere.

Interpellato, però, il presidente dell'azienda si difende affermando sempre su Il Tirreno che ci sarebbero solo alcune decine di clienti insoddisfatti su quattromila impianti installati. Rigettando anche i sospetti di truffa: "Se avessi voluto truffare qualcuno, avrei preso l’acconto e sarei scappato no? - afferma sul quotidiano - Invece abbiamo consegnato gli impianti, li abbiamo montati, poi ci sono alcune pratiche non perfezionate". In ogni caso la ditta, su stessa ammissione dell'interpellato, è in difficoltà e ha chiesto il concordato preventivo per evitare il fallimento.

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