Baby gang, il Patriarca: «Sollecitare un dibattito sull’emergenza educativa»

Le parole di Moraglia dopo l'aggressione dei giorni scorsi in campo Santa Margherita: ««La criminalità denota fragilità nei giovani; la generazione adulta ha rifiutato di diventare punto di riferimento»

Il Patriarca Francesco Moraglia

«La recente vicenda dell’aggressione a una coppia di turisti francesi in campo Santa Margherita preoccupa profondamente, suscita domande, perplessità e paure in ordine alla questione educativa, già molte volte richiamata, ma sempre più urgente e complessa, tale da richiedere una risposta attenta, soppesata e condivisa». Sono le parole del Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, a pochi giorni dall'episodio avvenuto in Campo Santa Margherita: un'aggressione da parte di una baby gang a una coppia di turisti all'esterno di un locale nel cuore della movida. 

Una vicenda simile a tante altre che si sono susseguite nel corso degli ultimi anni sia in centro storico che in terraferma e che il più delle volte si sono concluse con arresti e denunce di ragazzini anche molto giovani. «Il disagio giovanile ha molte cause e non è questa la sede per analizzarle - aggiunge Moraglia -. Troppo spesso ci si dimentica che i giovani sono figli, oltre che della loro famiglia, anche di una “stagione” storica e delle scelte dei corpi sociali che li circondano. Grande danno è compiuto anche da chi abdica al ruolo di educatore o, ancora peggio, da parte di chi veicola idee e stili (i cattivi maestri) volti a favorire un individualismo materialista ed edonista, che reclama solo diritti e rifiuta ogni dovere.

«Una criminalità sempre più frequente»

Mentre la polizia è al lavoro per identificare e denunciare i responsabili dell'aggressione alla coppia di turisti dei giorni scorsi, con queste parole, il Patriarca di Venezia sollecita un dibattito comune, partendo da una riflessione: «Tale criminalità sempre più frequente denota la fragilità dei nostri giovani ed è, anche, il frutto di una generazione che ha rinunciato ad essere “adulta”, ha rifiutato di diventare punto di riferimento e ha voluto in modo “innaturale” prorogare la sua adolescenza, abdicando alla responsabilità delle scelte e al suo ruolo educativo. C’è poi un vuoto ideale per cui si è rinunciato a trasmettere la passione del pensare e non si è più testimoniata l’importanza del sacrificio - dice Moraglia -. Quante volte poi assistiamo a livello istituzionale e non solo a promesse disattese da parte di uomini e donne sempre pronti “per ogni stagione”».

«La Chiesa non intende porsi come censore di un costume morale ma come fermento vivo secondo la volontà del suo divino Fondatore - conclude il Patriarca -. Propone, quindi, un responsabile discernimento tra ciò che è bene e male affinché i nostri giovani diventino protagonisti della loro scelta di felicità e possano “contagiare” nel bene il mondo in cui vivono. Questo sia il modo di intercettare le loro ferite e fragilità».

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